| Gianni Latronico |
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L'IPERURANIO PLATONICO DELL'ARTE SURREALE di Nicola Barnabà Nicola Barnabà, dice del nostro Direttore Artistico: Una sorta di ambiguità espressiva, partecipe del mistero della natura, sembra caratterizzare, fin dal principio, l'arte di Gianni Latronico, pittore e poeta Lucano; sebbene l'immagine appaia composta e unitaria nei suoi dati connettivi, che la contraddistinguono e la distinguono nel variegato paesaggio dell' attuale ricerca artistica. Un'arte che talora può apparire ripetitiva e che svela poi un substrato denso di attente esplorazioni, di ricerche lucidamente vagliate, che non balzano subito all'occhio, ma che richiedono un tempo di assuefazione, per essere colte in tutta la loro estensione. Dicevamo dell'ambiguità. Tra reale ed astrazione, ad esempio. Che si avverte anche ad una rapida lettura, nell'articolazione complessa delle forme entro spazi cromatici puramente astratti - nell'allusività di plastiche e sinuose aggregazioni formali, dal forte spessore allusivo-emblematico, che paiono altresì processi germinativi della materia, esplorazioni sull'origine della vita e sull'inafferrabilità del pensiero, pur velatamente presente. Siamo al di là delle apparenze e delle articolazioni convenzionali, lontani dalla superficie esteriore delle cose e delle vanità della siepe terrena. Uno scandaglio animato da un avvertimento dei meccanismi profondi dell'esistenza, di cui l'uomo è partecipe, oltre la realtà quotidiana, all'interno dei ritmi naturali e inconsci della vita. E da questa prospettiva ideale, appunto, di integrazione cosmica dell'uomo e del suo ambiente, dello spirito e della materia, recuperabile nel microcosmo, a livello primitivo-istintivo, cellulare e molecolare, potremmo dire, ovvero nei grandi spazi dell'universo, che sembra muovere, su di un piano filosofico, oltre che intuitivo, l'arte di Gianni Latronico. La forma è involucro, che contiene energia, tesa da interne e vitali pulsioni, che si dispone secondo la superficie di maggiore tensione. Gi itinerari connettivi della materia assumono l'aspetto di oscuri dedali, irriducibili ad un disegno di pura matrice logica e figurativa. L'arte nasce da una condizione di estrema intuitività, oltre che dalla capacità rappresentativa, da un atteggiamento quasi sacrale, per certi versi automatico del fare arte, che porta l'artista all'esaltazione del dato surreale alla poetica del gesto, al mito dell'iperuranio. E tuttavia Gianni Latronico vive lucidamente la sua esperienza, è alla continua ricerca di significazioni nuove del suo mondo intuitivo. Egli si muove con consapevolezza, con intelligenza critica. Una riprova di ciò viene dall'importanza che l'artista dà alla tecnica compositiva, con cui conduce la ricerca. La scelta di determinati colori, per esempio, risponde ad un'urgenza intuitiva, che aderisce altresì ad un'esigenza funzionale della stessa espressione, che esalta l'immagine, nella dimensione di una maggiore drammaticità,di una percezione rugosa e inquieta della vita, che si sovrappone nell'equilibrio,alla grazia, che derivano dall'avvertimento dei ritmi profondi dell'esistere. Anche per questo, l'artista Gianni Latronico sente il bisogno di recuperare un ordine nell'espressione, di riannodare l'arte alla vita, storicamente, filosoficamente, oltre che come espressione privata e contingente, quale demiorgo delle idee pure.
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