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Recensioni:
TRENTINO,
22-10-2003 LA
MOSTRA Vent'anni
fa si chiamava ritorno al privato. Oggi, nel campo artistico, si potrebbe
coniare il termine "ritorno al frammento". Rispetto
ai freddi sperimentalismi registriamo la presenza in questi lavori di un
senso dal forte spessore. Uno spessore riempito di memoria appunto, di
ricordi, di sogni, di un tempo che non passa mai perché non vogliamo
farlo passare, affinché la donna con la falce si allontani sempre più
dall'oggi per spostarla in un futuro senza fine. Una
scarpa rovesciata, slacciata. Una moka, un tegame, bicchieri azzurri -
quelli da osteria, che si potevano sbattere sul tavolo senza che si
rompessero, muti testimoni di giochi d'azzardo che riempivano la giornata
-, uno straccio a scacchi rossi e bianchi, un melograno simbolo di quella
fertilità che non vuol essere altro che passione ed emozione. E ancora
tanti altri piccoli oggetti d'uso quotidiano, che nascono e muoiono nello
spazio di un foglio bianco, delicatamente accennati dalla penna, plasmati
dall'acquerello. Però fanno ricordare, fanno giocare la mente. Perché
sono metafore di una natura tutt'altro che morta. Accumulatori di senso li
chiama Zimarino, in grado di tirar fuori dall'osservatore, secondo il
proprio specifico e individuale universo, un senso. Il senso stesso
dell'esistenza. L'ADIGE, 9-10-2003
Uno
scarpone da montagna, una caffettiera da pulire, un canovaccio
spiegazzato, un paio di jeans sgualciti, mezza zucca. Siamo alla galleria
Fogolino o siamo a casa di qualcuno? Tutte e due le cose. Nella galleria
di via S. Trinità siamo magicamente entrati in casa dell’artista Tomaso
Marcolla. Gli oggetti quotidiani che ci scorrono davanti hanno in sé un
qualcosa che c’impedisce di gettarli nel contenitore delle banalità. Si
tratta di una ventina di lavori grafici realizzati con l’acquerello e la
penna biro. La tentazione di appiccicarvi il naso per analizzarne la
tecnica esecutiva è forte. Sono riprese perfette e minuziose dove il
preciso e leggero segno dell’inchiostro si sposa magnificamente con la
leggerezza dei colori. Ma a questo punto subentra la magia. Ed ecco che lo
scarpone usato diventa uno scarpone che sa di montagna e dei bei ricordi
legati ad essa; la caffettiera diventa lo strumento che addolcisce il
risveglio mattutino; i bicchieri da tavola riportano al rito quotidiano
del pasto. Perché Marcolla offre alla vista del pubblico dei frammenti
della propria quotidianità? L’artista ci dona il suo mondo,
insegnandoci che in fondo, è lo stesso che ci appartiene. Senza
sotterfugi patetici, queste immagini entrano dirette nella nostra sfera
personale, andando a scuotere i ricordi e le emozioni che giacciono in
quell’angolo appartato della nostra memoria. Da troppo tempo l’arte
contemporanea usa altri mezzi per destare in noi la curiosità
(soprattutto intellettuale), ma colpirci con l’arma della più schietta
dolcezza succede raramente. Accogliamo dunque l’abbraccio fraterno di
Tomaso Marcolla, consapevoli che anche i più semplici oggetti che ci
stanno attorno sono contenitori delle nostre affettività. Impressioni
di un visitatore L’arte
dei nostri giorni, non solo figurativa, offre il fianco, in molte
occasioni, ad una grande difficoltà di comprensione. La stragrande
maggioranza del pubblico che visita una mostra o ascolta un concerto di
musica contemporanea, non possiede una sufficiente preparazione tecnica e
culturale per cogliere pienamente il significato e il valore delle opere
che gli sono proposte. Si affida al sofisticato commento del critico, alla
popolarità o all’eccentricità dell’artista, o, istintivamente, ad
una valutazione che privilegia gli aspetti “decorativi” su
un’analisi introspettiva. Nei
casi più estremi rimane sconcertato, magari con la sensazione di una
presa in giro, o mugugnando frasi sarcastiche del tipo: “questo poteva
averlo fatto anche il mio bambino all’asilo!”. Ma
non sempre è così. Nel
variegato assortimento di stili, correnti e tendenze che offre l’arte
moderna, gli “iperrealisti” puntano alla massima chiarezza espositiva
e allo sfoggio di una raffinata maestria tecnica.
In quest’ottica si può senz’altro collocare la mostra
dell’artista Tomaso Marcolla, allestita in questi giorni alla Galleria
Fogolino. Sono raffigurati semplici oggetti che ci accompagnano nella vita
quotidiana come un guanto da lavoro, uno scolapasta, un paio di jeans, un
bruschino o frutti della terra e del lavoro contadino come un grappolo
d’uva, un cavolo, una zucca. Ci appaiono talmente “reali” che si
rimane davvero stupefatti dalla grande abilità del disegno e della resa
cromatica. Prendiamo ad esempio la moka del caffè: un delicato e sapiente
impasto di colori, rende alla perfezione la lieve lucentezza del metallo
patinato dall’uso e dal tempo. E
poi le serie dei bicchieri con tutte le sfumature e i giochi di riflessi e
trasparenze, in un “rilassante” monocromatismo azzurro. O ancora il
senso “quasi tattile” nel guanto da lavoro, in quel volume
tratteggiato dal tratto scuro di pieghe e cuciture. A
questo punto però, si potrebbe obiettare che tale “progetto”, pur
evidenziando un grande virtuosismo e pur rappresentando la migliore
garanzia di autenticità e bontà artistica anche per il visitatore più
sprovveduto, di cui accennavo all’inizio, sia invece debole sul piano
espressivo, in quanto riproduzione “fotografica” della realtà, una
sorta di manierismo schematico e accademico. Ma io credo che nei dipinti
di Marcolla vi siano degli elementi che sovvertono questa ipotesi. Fattori cioè che
spingono oltre la realtà e conducono lo spettatore, più o meno
inconsciamente, ad un preciso e coerente percorso interiore. Ad esempio
tutti gli oggetti rappresentati sono privi di sfondo, sono cioè “decontestualizzati”.
Solo un’ombra sfumata resa nei toni dell’azzurro (colore che invoca
tranquillità d’animo) da loro corpo e spazialità. Tutt’intorno è
bianco, assenza. Mi viene in mente un celebre esempio musicale a tal
riguardo: l’ouverture del Don Giovanni di Mozart: i grandi accordi
iniziali, scanditi da tutta l’orchestra,
sono seguiti da una pausa a cui partecipano solo alcune sezioni di
strumenti, mentre quelli di registro grave proseguono il suono. Si ottiene
così un effetto particolarissimo, “formidabile energia nascosta” (Albert),
“come se in quel vuoto l’orecchio interno facesse ulteriormente
risuonare l’appello testè udito (…)” (M.Mila). L’assenza
è funzionale quindi ad evidenziare l’oggetto nella sua essenza,
lasciando libero lo spettatore da interferenze ambientali e invitandolo ad
una ricerca personale di sensazioni ed evocazioni, che affondano nella
memoria emotiva e nel ricordo di ciascuno.
Un
ulteriore elemento che accomuna le opere di Marcolla, con l’eccezione
della serie dei bicchieri, è una sorta di “non verginità”, a
qualcosa cioè che è passato intorno e ha lasciato il segno. Ad
un’azione non espressamente rappresentata ma implicita ed evidente: la
pannocchia sgranocchiata, il guanto consunto, i segni di insetti su cavolo
e foglia, le piccole tacche sulla moka, scomposta nelle sue tre parti, con
i fondi del caffè che fuoriescono, i lacci sfilacciati dello scarpone, i
semi caduti dalla zucca. Anche qui l’effetto è di estendere la nostra
percezione oltre l’immagine statica dell’oggetto, di percepire un
passaggio e una storia che sono accaduti e che hanno lasciato un segno. Nella
serie dei bicchieri sembra invece venir fuori il bisogno di una ricerca di
armonia di tipo geometrico, quindi più astratta, evidenziata dal
monocromatismo e dalla “verginità” dell’oggetto (i bicchieri sono
vuoti e puliti). Forse una sorta di “estensione” ed elaborazione
(attraverso oggetti reali) di semplici linee rette. “Veicoli
di senso” Se
è vero che in un’epoca come la nostra sia assurdo parlare di categorie
e principi secondo cui “arte” sia questo o quest’altro, che sia
pittura o scultura, video o installazione, è pur vero che per chi ama
l’arte e la frequenta, non è facile orientarsi entro la fenomenologia
del contemporaneo a causa delle tante proposte e delle tante variabili che
il presente offre. Credo
sia necessario questo “incipit” per introdurre le nostre riflessioni
sui lavori di Marcolla, innanzitutto per puntualizzare il rapporto di
distanza che essi hanno con gli stereotipi mercantili predicati da molta
presunta ricerca artistica contemporanea e per far comprendere quanto
invece essi siano intimamente “contemporanei”, nella direzione delle
più autentiche “ricerche di senso” di questo tempo. Sono
opere fuori da tutti i romanticismi interpretativi, dagli espressionismi
d’effetto, che catturano lo sguardo e spingono ad indugiare dentro i
particolari a causa della loro “esagerata” realtà. Si resta
certamente impressionati dalla precisione, dalla cura, dall’attenzione
del segno, del tratto ma tutta questa tecnica grafica appare finalizzata a
ben altre intenzioni che appartengono alla sfera della memoria, alla sfera
del “tempo” interiore. Memoria
e tempo interiore sono contemporaneamente, presente, accaduto e possibilità
di accadimento e questa coincidenza delle dimensioni spaziotemporali può
darsi solo nell’anima e nell’interiorità, nella coscienza
dell’uomo. Allora se Marcolla sembra impiegare un tempo e un attenzione
esageratamente esatta su oggetti apparentemente desueti o banali, in realtà
sta cercando di riprodurre non tanto un oggetto ma di ricrearne un nuovo
tipo (che sia immagine di quello reale, ma) trasfigurato dal filtro della
propria esperienza. Limitarsi a fotografare sarebbe banale, ma è il
ripercorrere intimamente le ombre, le pieghe, le consunzioni, le luci, le
muffe, che consente quell’operazione di “appropriazione” e
assimilazione dell’oggetto al proprio universo interiore, alla propria
anima e al proprio universo di senso. È il tempo esageratamente lento di
una esecuzione permette all’artista di trasferire la propria dimensione
interiore in ciò che rappresenta … ma è anche vero che solo un tempo
lungo di osservazione permette all’osservatore la partecipazione e il
superamento dell’approccio meramente visuale ed artificiale della
tecnica. L’emotività e l’istintualità pur appartenendoci, sono
momentanee e velocemente trascorrenti e ci caratterizzano, certo, ma
essendo legate al tempo transitorio, non ci permettono di afferrare la
permanenza, la memoria, ciò che nel tempo resta di noi e del nostro
universo di relazione. La
metafora si fa sempre più intrigante: allora forse tutti quegli oggetti
che ci transitano davanti, che gestiamo casualmente, che manipoliamo,
gettiamo, mangiamo, usiamo, (bicchieri, scarponi, spazzole, verze, camicie
ecc.) forse non sono “cose” ma “veicoli di senso”, ovvero elementi
che permettono l’innesco della dimensione d’anima, l’ingresso in una
percezione del reale non casuale, ma animata dalla possibilità di capire,
di ricordare, di immaginare. Non è semplicemente la “réverie”
proustiana, malinconica e patetica, nemmeno espressionismo vangoghiano
(ricordate il paio di zoccoli?) non è la serialità della pop art che
nullifica amaramente il senso delle cose, non è nemmeno l’immanentismo
monolitico del recentissimo “post-human”. Questi
lavori di Marcolla appartengono alla categoria più attuale del dipingere
e del fare arte: un arte che riceve la sua identità dalla ricerca etica
dell’artista, un’arte che nasce da ciò che la persona è e non da
quello che dichiara di voler essere o vorrebbe essere. È un approccio al
fare artistico che non fa risiedere tanto nel “ciò che si fa”, la
novità della propria proposta, ma piuttosto nel “ciò che si è”,
pertanto il valore dell’opera non è tanto nella novità vera o supposta
dei suoi elementi visivi, ma nella capacità di comunicare l’autenticità
di ciò che è. Questa dimensione etica del fare arte non ha definite
categorie formali, non ha schemi, non è video, non è pittura, non è
scultura, non è installazione: è piuttosto frutto autentico del vivere e
del percepire, dell’interpretare e dell’essere. Per
questo intende anche liberare l’osservatore dalle categorie entro cui si
finisce per chiudere l’arte, suggerendogli (grazie
all’indeterminatezza del proprio statuto semantico, in quanto sono
lavori anti retorici, che non dichiarano, non sostengono, non affermano,
non concettualizzano, non teorizzano, non esaltano e non distruggono, ma
si danno a chi osserva con la stessa casualità di chi le ha osservate) di
mettere in moto il proprio universo di senso per leggerle. Hanno della
contemporaneità, il gusto indubbio del “reale” e il desiderio di
ricostruire il senso di esso, leggendolo attraverso lo straniamento
temporale e il significato che esso gli permette di accumulare, e che è
in grado di ritrasmettere. Mi
piace vedere queste immagini come appunto, “accumulatori” di senso, in
grado di tirar fuori dall’osservatore la memoria e la possibilità
interpretativa, secondo il proprio specifico e individuale universo. Sono
appartenuti all’universo di senso del loro autore, ma sanno appartenere
anche al nostro, così, isolati nella loro monumentale chiarezza. Hanno
generato l’interesse di chi le ha dipinte, muovono l’interesse di chi
le guarda, così, per statuto proprio, dandosi con la stessa semplice
modestia della loro naturale funzione esistenziale. Mi
piace questa discrezione di un arte che è, più che darsi o dichiarare di
essere: rispetta chi guarda, lo coinvolge e lo cattura con la tecnica, lo
eleva con il senso, non facendo percepire il passaggio tra il dato formale
e quello significativo. Diciamo dunque che questa via di ricerca può
essere estremamente interessante in possibili sviluppi a condizione che
sappia restare profondamente etica ed autentica nell’anima
dell’artista. Per il momento ci sia di piacere sottile, lasciare che il
gioco dell’immaginare rinasca liberamente in noi. COMUNICHIAMO
- Dicembre 2002 Sembran veri! Il
talento, la tecnica e l'espressività di un artista che ha fatto della
pittura, sua grandissima passione, occasione di crescita e di
arricchimento personale. Come
hai scoperto di avere questa grande passione per la pittura? Fin
da bambino ho avuto la passione per il disegno e la pittura. Mi ricordo
che da piccolo disegnavo molto, dipingevo bottiglie decorandole con fiori,
animali e tutto quello che mi veniva in mente; alcune le conservo ancora
come ricordo.
Nei
tuoi quadri notiamo in prevalenza l'utilizzo della tecnica ad acquerello,
come mai questa scelta. L'acquerello
è una tecnica molto bella con la quale si possono ottenere
sfumature, trasparenze ed effetti particolari, impossibili da
ottenere altrimenti. È una tecnica però molto difficile, non
concede ripensamenti. Mentre con l'olio o con l'acrilico è
possibile cancellare gli eventuali errori dipingendovi sopra, con
l'acquerello una volta sbagliato non è possibile correggere. Ho
cominciato a dipingere paesaggi con l'uso dell'acquerello perché si
riescono a ottenere le varie atmosfere del paesaggio, come le foschie, le
nebbie autunnali e la morbidezza della luce. È la tecnica che preferisco
e oltre alle opere figurative, paesaggi, fiori ecc. l'ho anche usata per
quadri astratti ottenendo dei risultati interessanti. Due di questi quadri
li ho esposti alla 6ˆ mostra mercato d'arte Contemporanea di Vicenza.
Quali sono i colori che preferisci e perché. Direi
che i colori caldi, dal rosso fino ad arrivare agli arancioni sono i
colori che preferisco. Ma anche i blu oltremare, l’indaco, sono colori
che mi piacciono e sono sempre presenti nei dipinti di paesaggio.
E
i soggetti dei tuoi quadri. In
prevalenza preferisco dipingere paesaggi o comunque soggetti del mondo
naturale, dai cespugli, ai fiori ecc. ma tutto
quello che vediamo può essere uno spunto, sia esso un oggetto, un
colore, come il colore delle foglie autunnali, o un’atmosfera.
Qual'è
il quadro a cui sei più affezionato e perché? Penso
che ad ogni quadro mi affeziono un po'. Sono legato a tutti i quadri che
ho realizzato, dai primi castelli e paesaggi fino alle ultime opere.
Cambiano le tecniche e i soggetti ma l’entusiasmo con cui dipingo rimane
sempre lo stesso. Si può dire che quello a cui sono più affezionato è sempre l'ultimo che resta il preferito fino a quando la fantasia mi spinge a dipingerne un altro.
Hai
incontrato un pittore che ti ha fatto da maestro? Per
alcuni anni, nel periodo estivo, ho dipinto assieme al maestro Ettore
Maiotti di Milano che oltre ad essere un grande pittore figurativo ha
pubblicato molti libri e manuali sulle tecniche pittoriche. Con lui ho
affinato la tecnica dell'acquerello e dell'olio, imparando a dipingere dal
vero, “en plein air” come gli impressionisti. Lavorando con lui ho
imparato ad osservare la natura con occhi sempre nuovi, riuscendo a
cogliere l’autentica atmosfera del paesaggio.
Ti
ispiri a qualcuno quando dipingi? Non c’è un particolare artista a cui mi ispiro ma cerco di trovare spunti visitando mostre, consultando libri d'arte, per conoscere quello che succede nel mondo artistico. Dei pittori classici mi piace Caravaggio per la sua pittura anti accademica. Anche il movimento degli impressionisti mi ha sempre affascinato, per la tecnica nuova e per il modo in cui dipingono il paesaggio, usando il colore in maniera libera.
Aspettative
e progetti futuri? Vorrei
continuare a disegnare e dipingere riuscendo a ottenere dei risultati che
mi entusiasmino come è successo finora, cercando sempre nuovi spunti e
sperimentando nuove tecniche anche se da noi l’arte è vista in modo un
po’ scettico, ha difficoltà ad essere apprezzata soprattutto se non
rispetta i canoni classici del paesaggio o comunque del figurativo. Cooperazione tra consumatori - novembre
2002 Per Marcolla "Il fare arte comprende la sperimentazione, coè lo studio e approfondimento delle possibilità tecniche e comunicative delle diverse espressioni artistiche. Ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio di materiali diversi". Un misterioso legame attraverso distanze enormi, latitudini e diverse condizioni ambientali, sembra accomunare gli uomini in una costante particolarità magica innata in loro in tutti i tempi. Questa particolarità magica si trasmette alle cose rappresentate quando c'è nell'uomo una totale partecipazione al suo operare. Il percorso artistico di Tomaso Marcolla segue questo cammino in una costate e multiforme ricerca che sarebbe arduo arginarne lo "stile" entro facili schemi. È forse questa una delle particolarità essenziali di una attività artistica che sa adattarsi alle più svariate motivazioni senza mai perdere in originalità.
Sommergersi, dubitare, riconoscersi, allontanarsi dal convenzionale nell'avida ricerca del mistero non è solo compito di saggi e filosofi ma anche privilegio di poeti e artisti. Da cosa nasce questo bisogno di sperimentare, in una costante ricerca e approfondimento delle possibilità offerte dal linguaggio dell'arte? Penso che il fare arte debba comprendere
la sperimentazione delle molteplici espressioni artistiche,
sperimentazione intesa come studio e approfondimento delle possibilità
non solo tecniche ma soprattutto comunicative. Potrei dire che ogni
tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza
dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio
di materiali diversi.
Nelle sue opere lei parte da una elaborazione delle percezioni visive utilizzandole abilmente a un fine "funzionale" senza che questo possa ottundere le sue capacità creative e le sue costanti fantasie immaginifiche. Quali sono le difficoltà per arrivare a tale risultato artistico? Credo che qualsiasi cosa vediamo possa offrirci uno spunto, darci nuove ispirazioni. La difficoltà è quella di riuscire a guardare con occhi nuovi in maniera libera da condizionamenti per cogliere quelle particolarità altrimenti irraggiungibili.
La situazione generata dall’irrompere
delle tecnologie avanzate nel mondo editoriale ci porta a riflettere sul
futuro della diffusione nel campo dell'edizione artistica alla luce dei
nuovi codici digitali. Lavorando nel campo della grafica mi occupo quotidianamente di immagini digitali che sono diventate parte integrante della comunicazione. Anche l’arte ha saputo cogliere le infinite possibilità di questa "rivoluzione" ed infatti sono sempre maggiori i musei e le gallerie che si propongono usando il digitale, sia su internet o su CD-ROM. È un mondo ancora tutto da scoprire e sfruttare ma credo abbia enormi prospettive.
Con la creazione del sito: http//www.marcolla.it nel ‘97 lei ha aperto nuove porte all'interscambio e alla comunicazione che la rete internet offre. Come gestisce lei il contenuto e le relazioni tra l’edizione online e offline? Quali vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di comunicazione? Con l’avvento di internet, nessun
campo, nemmeno quello artistico è immune dall’informatizzazione.
Recentemente lei ha riproposto in una personale a Vigo di Ton il lavoro, già presentato lo scorso anno a Denno e alla Biennale di Ferrara 2002, "Passaggi naturali", arricchito di nuove opere nelle quali emerge sempre l'elemento natura. Cosa intende lei per passaggi? Qual'è il legame tra passaggi e natura che muove il suo operare artistico? La mia pittura è nata con il
figurativo, dipingendo dal vero come al tempo degli impressionisti. Trovo
molto interessante dipingere dal vero, essere immerso nell’ambiente che
intendo rappresentare per coglierne l’atmosfera e vivere in Trentino è
da questo punto di vista uno stimolo continuo. La natura è fondamentale
per la mia pittura, offre molti spunti a chi sa osservarla con curiosità.
Una cosa è valersi della foto solo per il suo potere raffigurativo, altro è saper utilizzarlo insieme alla pittura senza che trai due mezzi vi sia discordanza e opposizione. Come riesce ad integrare tra loro i due linguaggi? Sono sempre stato appassionato di
fotografia.
Nelle sue opere dedicate ai castelli trentini lei recupera la tradizione, la storia, la poesia. Da quali suggestioni nascono? come coniuga la realtà con un universale artistico al di fuori dello spazio-tempo convenzionale? I castelli sono una presenza importante per il Trentino. Non sono solo manufatti di interesse architettonico ma personalmente evocano in me un fascino particolare, sono carichi di storia. A volte sembra di sentire i rumori delle vicende che vi accadevano, le voci dei nobili, della servitù. Ecco che allora nei miei quadri ho voluto rappresentare quello che sentivo, oltre a quello che vedevo. Una visione tradizionale che si trasforma in qualcosa di diverso, l’aspetto figurativo, sempre presente, si mescola ai testi, alle parole che sento-vedo fuoriuscire dal castello. L’atmosfera, l’ambiente circostante cambia, plasmato dalla mia fantasia.
Nella volontà di una comunicazione diretta che tocca intimamente ed emotivamente l'osservare lei opera attivamente nel sociale utilizzando l'arte come strumento di lotta contro le ingiustizie. Quali scontri e quali soddisfazioni ha avuto in questo suo impegno? A quali rassegne ed eventi ha partecipato? Nelle vignette cerco di sintetizzare
aspetti che riguardano la guerra, l’inquinamento, la disparità tra Nord
e Sud del mondo usando diverse tecniche. Ogni qualvolta un qualche aspetto
sociale mi colpisce provo a tradurlo in disegno e piano piano ne ho
realizzati diversi, su svariati argomenti.
Sinceramente vorrei vedere nei giovani la libertà di essere se stessi, artisti nel proprio comportamento, ma vedo che spesso seguono determinati schemi prefissati, vittime della pubblicità e dell’omologazione. Una maggiore fiducia nelle qualità individuali penso sia la strada giusta per evitare un appiattimento generale. L'ADIGE, 2-9-2002 Da ieri a Vigo di Ton
immagini del pittore: suggestioni nel verde TRENTO - La nuova sala
espositiva in via Castel Thun, a Vigo di Ton, inaugura con la mostra
personale di Tomaso Marcolla. Marcolla intitola il suo lavoro
"Passaggi naturali". Sono una serie di tavole realizzate con
tecnica mista. La pittura si deposita sulla fotografia per afferrare le
suggestioni della realtà e trasferirle in una dimensione spesso
evanescente. Come lo stesso autore afferma: "dal soggetto reale,
nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione della
realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento
emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici
colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per
portare l'immagine verso una dimensione soggettiva". Sala esposizioni "Apicoltura Via Castel Thun" - da ieri al 27 settembre 2002. Orario: 9.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30 dal lunedì al venerdì TRENTINO, 31-8-02 Marcolla-Marzatico i due «romantici» Due artisti in mostra, due modi di operare differenti seppur all'interno di una concezione romantica della natura e dei suoi prodotti: l'uomo. Tomaso Marcolla, valente acquerellista di paesaggi
umani e naturali, dai castelli alle scenografie alpine, questa volta ha
deciso di avventurarsi in un territorio nuovo: l'uso dell'acrilico e delle
tecniche miste, utilizzando la fotografia come elemento di partenza. A dir
la verità alcune opere di questo nuovo ciclo sono state ammirate lo
scorso anno a Denno e quest'anno alla Biennale di Ferrara. Ora Tomaso
Marcolla presenta un notevole corpus di lavori in modo da poter apprezzare
sia l'opera finita che l'iter per arrivare alla sua formazione. Infatti
l'artista, partendo da un dato reale, un particolare fotografato e
stampato, lo rielabora arrivando perfino a stravolgerne il significato,
altre volte il senso. In questo modo l'artista si è allontanato dal suo
modo operandi precedente, trovando una sua peculiare operatività legata
strettamente ad una ricerca fatta di manipolazione e reinterpretazione. È
un continuo bricolage di tecniche e di approcci al visibile. La realtà,
perdendo i connotati di riconoscibilità, si offre come curioso crogiuolo
di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la
natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite
che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione
soggettiva. Chiaro il legame dell'artista con la natura, con i luoghi in
cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il suo operare e sentire,
dove l'elemento natura è presente in ogni forma espressiva. L'ADIGE, 21-3-2002 La pittura e l'acquarello, come
base di partenza la fotografia, indagine della natura Inaugura il 23 marzo al Castello
Estense di Ferrara la Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea. Tra gli
invitati è presente anche l'artista trentino Tomaso Marcolla. Nato a
Mezzolombardo nel 1964, Tomaso Marcolla è essenzialmente pittore. Con tecniche
pittoriche miste e utilizzando la fotografia, come punto di partenza, racconta
un percorso figurativo per tradurre la narrazione del paesaggio. Le sue
composizioni che afferrano la consistenza di un dato reale, di un particolare
fotografato e stampato, si risolvono in una pittura ricca di gesti e di segni.
Le immagini sono quelle del mondo vegetale, foglie, rami, arbusti, divenuti
pretesto per creare un mondo soggettivo, traduzione di una esperienza personale.
La fotografia è dunque estensione di un dato concreto elaborato attraverso la
ricercata libertà formale della pittura, in un inesauribile gioco percettivo di
rimandi. L'immagine manipolata permette una vera e propria stratificazione
spazio-temporale. L'ADIGE, 26-6-2001 l'Appuntamento Nell'ambito delle celebrazioni del centenario della sua nascita, la Cassa rurale Bassa Anaunia, in collaborazione con il Circolo culturale di Denno, presenta la mostra personale dell'artista Tomaso Marcolla "Passaggi naturali". L'esposizione si terrà presso la chiesa di S. Pietro, un piccolo gioiello del X secolo che gli antichi affreschi dei Baschenis rendono magico. L'artista espone una serie di tavole con l'uso di tecniche miste utilizzando la fotografia come elemento di partenza. Dal soggetto reale, nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione della realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione soggettiva. È chiaro il legame dell'artista con la natura, con i luoghi in cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il suo operare e sentire, dove l'elemento natura è presente in ogni sua forma espressiva. Oggi alle ore 20 l'inaugurazione a Denno, Chiesa di S. Pietro. Per informazioni: Tel. 0461/655930 - 0335/6844432. La mostra rimarrà aperta fino al 26 luglio con orario: 20.00 23.00. La domenica: 10.00 12.00 - 20.00 23.00. IL REALISMO LIRICO NELL’ ARTE DI TOMASO MARCOLLA Frutti maturi in verdi cespugli, sontuosi castelli su irti colli, immensi paesaggi, in fresche vallate, costituiscono l’ambito pittorico di Tomaso Marcolla. La sua è un’arte fine, pregiata, eccelsa, di impareggiabile dolcezza, di rara bellezza e d’inestimabile valore artistico. Egli prende le mosse dai grandi maestri del passato, la tecnica dagli assidui studi del presente e lo spunto dalla natura incontaminata di angoli paradisiaci, lasciati ancora intatti dalla falcidia dei tempi moderni. Partendo dalla realtà effettuale, egli eleva le sensazioni visive in voli pindarici e trasforma il finito in infinito, l’invisibile in figure leggiadre ed il reale in immagini seducenti. In un’epoca, in cui la pittura abbandona il figurativo, per una incontrollata corsa all’astrattismo, al di là di ogni canone, regola, disciplina, nell’assoluta libertà dell’artista, c’è da apprezzare chi, come lui, si dedica ancora all’alchimia dei colori, trasmettendo al soggetto le proprie emozioni e trasferendole direttamente al fruitore. Tomaso Marcolla dà voce alle myricae della terra, alle grandezze del passato ed alle speranze del futuro. Superando ostacoli, spezzando catene, abbattendo limiti, egli va all’anima dell’oggetto, ne ascolta i palpiti, ne evidenzia la sostanza e ne personalizza l’aspetto esteriore con forme suadenti, segni allettanti e colori vibranti di una luce spirituale Le sue belle creazioni sono fantasie poetiche, con l’apporto della sua ricca, variegata, geniale spiritualità. Mentre gli altri pittori evadono da questo mondo assurdo, rifugiandosi nella corrente informale, Tomaso Marcolla si aggira in quel di Trento, ritraendo dal vero l’Alto Adige e dintorni. Egli lotta continuamente contro le umane ingiustizie, l’effetto serra e l’inquinamento globale; ma lo fa alla sua maniera, con l’inimitabile magia del suo pennello. Se poi s’imbatte in rovine crollanti, mura cadenti ed alberi morenti, egli li vivifica con il potente alito della sua ispirazione artistica. Il suo aggiornato sito internet: http://www.marcolla.it è meta abituale di surfisti e navigatori web, costituiti in un club di ammiratori. Essi affollano la sua galleria virtuale, seguendo il filo d’Arianna della poesia, per non naufragare nel mare a volte calmo, a volte tempestoso della sua arte senza fine. Il suo realismo lirico non cede alle lusinghe del disimpegno, ma affronta temi attuali con piglio vivace e sano ottimismo. Tra oli, acquerelli e tecniche
miste, si incontrano anche disegni di briose vignette, suggestive insegne ed
innovativi marchi, realizzati con consumata perizia ed avanzata tecnica; ma
questa è tutt’altra cosa, che merita un specifica trattazione a parte Solo
Gianni Latronico è riuscito a ricavare arte da arte. Egli le ha coniugate
entrambe, nella sua alata poesia visiva, seguendo i flussi e riflussi della sua
coscienza, secondo l’assioma: ut pictura poesis. La pittura di Tomaso Marcolla Invitanti e graziosi, delicati e succosi, vellutati e preziosi occhieggiano i frutti maturi, ovali o tondeggianti, dall’alto fogliame dei folti cespugli. Piante sempre schiette, boschi sempre fitti, prati sempre in fiore, non ancora sfiorati da piede umano. Essi verdeggiano, in un’eterna primavera, senza foglie morte, rami secchi, alberi sradicati. Gli incendi dolosi, l’effetto serra, l’inquinamento di acqua, suolo, aria non li sfiora né li tange. Freschi spiazzi erbosi invitano il fruitore ad accedere a questo giardino incantato, per vivere a contatto con una natura innocente ed incontaminata. Egli però vi deve entrare in punta di piedi, per non destare gnomi, elfi e spiritelli vari, incontrastati custodi della malia del comune rustico di Tomaso Marcolla. Qui, non c’è ombra di male occulto, calcolo meschino, tarlo roditore; ma, inerpicandosi su per i monti, è facile imbattersi in ponti levatoi. Alzando gli occhi al cielo, si possono scorgere ali di castelli a cuspide, torri merlate e finestre bifore. Nel mondo di Tomaso Marcolla, l’invisibile, l’arcano, il mistero sono di casa sia nei cespugli, che nei paesaggi, ma soprattutto nei castelli. In questa Arcadia, Titiro suona lo zufolo, per addolcire gli uomini, allietare le donzelle ed ammansire gli animali. Vi si aggira la leggiadra figura della castellana Eulalia Torricelli da Forlì, dagli occhi belli e dallo sguardo allettante. Tra il sogno e la realtà Eppure il nostro pittore tanto ingenuo non è, per essere passato sotto le forche caudine dei marchi e della Guernica di Picasso. Nel suo animo sensibile, Tomaso Marcolla ha macinato la sofferenza dell’incomprensione, lottando contro la disparità tra nord e sud, uomo e donna, contro ogni discriminazione. A cospetto dell’umanità offesa, della terra vilipesa e della natura oltraggiata, egli ha deciso di ricorrere all’arma della seduzione, rifugiandosi nel sogno dell’arte, dove tutto è schietto, sano, genuino. Addio giochi di potere, falso progresso, vanità terrene. Benvenuto, girasole: simbolo di purezza, calore e gioia di vivere! Nella pittura di Tomaso Marcolla, tutto è
puro per chi è puro, in un caleidoscopio cromatico, basato sui colori primari,
in tutte le loro sfumature. La dura materia, inaccettabile nella realtà, viene
elevata nel realismo lirico di forme suadenti, colori splendenti e segni
sognanti. Dal Calvario, di questa misera valle di lacrime, Tomaso Marcolla
ascende al Tabor della fantasia, nella catarsi superiore dell’arte sublime,
compiendo il miracolo della metamorfosi della materia in spirito, del reale in
ideale, del brutto in bello. L'ADIGE, 30-7-2000 L’artista
di Vigo di Ton "espone" le sue opere anche attraverso Internet VIGO DI TON – L’utilizzo di Internet offre enormi potenzialità poiché mette in contatto fra loro milioni di persone, riuscendo ad eliminare qualsiasi distanza geografica. Società, enti ed istituzioni attraverso Internet riescono a comunicare e soprattutto a farsi conoscere, offrendo svariati servizi. Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton, è un pittore che attraverso la rete si prefigge di presentare le sue opere e di comunicare con altri artisti in modo da poter confrontare esperienze artistiche e tecniche pittoriche. La nascita del sito di Marcolla (www.marcolla.it) risale al 1997, in un momento nel quale l’utilizzo della rete era poco diffuso e ristretto solo agli ambienti universitari o al massimo alle biblioteche. "La classica mostra è visitata prevalentemente dagli addetti ai lavori e dagli appassionati. Attraverso il computer invece le mie opere possono essere apprezzate anche da coloro che non sono mai andati ad una mostra – spiega Marcolla – Mi è capitato di incontrare durante le mie esposizioni visitatori che precedentemente avevano visto i miei lavori a casa". All’interno del sito è possibile ammirare le sue opere, divise e catalogate in sezioni tematiche e sapere in anteprima il calendario delle mostre in programma. "La rete offre enormi potenzialità e sono attento nel valutare tutte le possibilità che potrebbero derivare da essa. Siamo solo all’inizio di un processo di trasformazione della nostra società e sarebbe assurdo non cogliere le nuove opportunità" sostiene Marcolla senza tanti sotterfugi. Il lavoro
dell’artista denota che, con la diffusione di Internet, nessun campo,
nemmeno quello artistico, è immune dall’informatizzazione. Questo
comporta un processo di trasformazione che per molti può diventare
traumatico se non addirittura letale. ECO D'ARTE MODERNA, dicembre 1999 Premio Italia '99 - Pittura Poesia e ricerca del colore in Tomaso Marcolla Marcolla è un artista dalle evidenti doti naturali; il suo percorso, iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli trentini, alle sfumature degli acquerelli. (...) È degli anni 1996 e ‘97 la produzione di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di colore, dove la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda. Ecco dunque il surreale Castello Monfort precipitare in abissi fiammeggianti. Ecco il Castel Thun carico della sua storia scolpita in graffiti che piovono sulle mura, in un paesaggio innevato quasi naif. Marcolla è cosciente del pericolo: la "bella cartolina" è sempre in agguato, e quindi è il linguaggio del colore e della materia a farla da padrone, reinventando la storia e sovvertendola. In questa fase sono evidenti le influenze recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori primari, pennellate aggressive. Ben diversa
la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel
Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito
più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non
fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare
bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla
tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere
ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si
rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e
della sfida il suo motivo. Tomaso Marcolla risiede a Vigo di Ton (Trento). Ha lavorato come grafico e art director e, alla Provincia di Trento, segue la realizzazione di pubblicazioni. Ha esposto in collettive e allestito personali a Parigi (1992), Trento ('95) e castel Toblino ('98). È stato selezionato per l'esposizione al MART - Museo d'Arte Moderna di Trento e Rovereto - nell'ambito del concorso di idee per "Arte Sella '98". L'ADIGE, 31-8-1999 I cespugli di Marcolla Si tiene fino al 30 settembre nella sala del ristorante "Fior di Roccia" a Lon di Vezzano (Trento), la mostra di acquerelli del pittore Tomaso Marcolla. Sono esposte venti opere della serie intitolata "cespugli", alcune delle quali erano state presentate in anteprima a Castel Toblino nel mese di aprile. Dopo il successo ottenuto con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino del 1998, Tomaso Marcolla propone acquerelli che nascono dopo uno studio ed una osservazione attenta della natura nelle sue cose minori, negli aspetti meno "eclatanti" ma non meno degni di attenzione. È quasi una sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni, quasi banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve conservare la capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi che i cespugli, le bacche, le foglie diventano protagonisti degli acquerelli. TRENTINO MESE, aprile '99 Castel
Toblino Dopo il successo ottenuto con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino del 1998, Tomaso Marcolla propone, nella medesima sede di Castel Toblino, una mostra delle opere più recenti realizzate ad acquerello. Acquerelli che nascono dopo uno studio ed una osservazione attenta della natura nelle sue cose minori, negli aspetti meno "eclatanti" ma non meno degni di attenzione. È quasi una sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni, quasi banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve conservare la capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi che i cespugli, le bacche, le foglie diventano protagonisti degli acquerelli, visti nei loro particolari più nascosti, come se la volontà fosse quella di addentrarsi all'interno, di curiosare tra i rami, tra le foglie secche. Marcolla però non vuole gareggiare con la natura, non vuole emularla alla maniera del realismo. Le pennellate dei suoi acquerelli, l'attenzione ai riflessi di luce sono il tributo dell'artista alla natura, il tentativo di recuperare i sentimenti e le impressioni che essa suscita nelle sue atmosfere e nei soggetti più semplici. Alla via dell'iper-realismo oppone piuttosto una partecipazione emotiva alla natura. La sua pittura è giocata tutta sulle trasparenze dei colori, tono su tono a velature successive concentrando l'attenzione in piccole zone del soggetto. Saranno esposte circa trenta opere realizzate ad acquerello. L'ADIGE, 20-12-1998 A
Mezzolombardo Mezzolombardo - Rimarrà aperta fino al 31 dicembre la personale di Tomaso Marcolla allestita presso la sala mostre del municipio di Mezzolombardo. Una mostra tematica che ha come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave fantastica dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici. Opere che
hanno già procurato al giovane artista originario di Vigo di Ton numerosi
riconoscimenti a livello nazionale. Con il castello di Avio infatti ha
vinto il premio per la grafica alla mostra di Grazzano Visconti, mentre il
quadro di Castel Thun gli ha procurato l'XI premio Italia per le arti
visive. Nel suo carnet di giovane artista ci sono altri importanti
riconoscimenti, quali il premio "200 artisti per la pace" di
Trapani. Le opere esposte a Mezzolombardo sono realizzate ad olio su tela
e su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo) con le figure
misteriose degli antichi manieri avvolte in una dimensione spazio-tempo
quasi irreale, fondendosi armonicamente ai testi che le descrivono. Ne
esce un'immagine che, partendo dalla visione tradizionale, si trasforma in
qualcosa di diverso e quasi per magia carica il paesaggio di seduzioni e
suggestioni. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni, ad esclusione dei
giorni di Natale e Santo Stefano, con orario 8.30 12.30 e 14-18. ALTO ADIGE, 15-12-1998 In mostra
le opere di Tomaso Marcolla "I castelli dipinti" è il titolo della personale del pittore e grafico Tomaso Marcolla aperta da oggi al 31 dicembre nel Municipio di Mezzolombardo. Le venti opere esposte, realizzate ad olio e tecniche miste, hanno come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave fantastica, dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici. La mostra, organizzata dall'assessorato alla cultura, è aperta tutti i giorni con orario 8.30-12.30 e 14-18. Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton, con le sue opere grafiche sui castelli del Trentino ha riscosso notevole successo a livello nazionale: dalla mostra di Grazzano Visconti (Piacenza), premio per la grafica con il castello di Sabbionara di Avio, al premio Italia per le arti visive, premiato per il quadro di Castel Thun, al premio Oscar per le atri visive con il quadro di castel Toblino, al premio "Fiorino d'oro" del Comune di Firenze selezionato con il quadro di Castel Caldes. Le opere di Marcolla sono realizzate ad olio su tela e su carta con tecniche miste: acquerello, china e spruzzo. Secondo i critici, i suoi dipinti sono ricchi di figurativismo, che viene avvolto in uno spazio-tempo quasi irreale, dove l'immagine si mescola ai testi. Una visione tradizionale che si trasforma progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo. NOS MAGAZINE, maggio '98 Il
personaggio Trovarsi a tu per tu con un artista che non si conosce nel suo "regno", uno studio al piano terra tappezzato di acquerelli, disegni a matita e a biro, quadri realizzati con l'uso di più tecniche insieme, solitamente mette un po' in imbarazzo. Si parte spesso dal presupposto (chissà perché) che una persona che riesce a dare una sua interpretazione della realtà mediata non dalla razionalità ma dall'istinto artistico sia una persona un po' particolare, magari con i capelli arruffati, la barba incolta, un abbigliamento stravagante. Ed invece, puntualmente, questa aspettativa viene smentita, come è successo alla sottoscritta nell'intervista al personaggio di questo mese, Tomaso Marcolla, ragazzo semplice, tranquillo, per nulla appariscente. La prima domanda, che sorge spontanea di fronte ad uno sconosciuto, è rivolta a conoscere le origini della sua passione per l'arte. "Fin da bambino, - spiega Tomaso, - ho avvertito il desiderio di disegnare. Così mi sono iscritto all'istituto d'Arte di Trento, dove mi sono specializzato nella lavorazione dei metalli. Finita la scuola, ho abbandonato i metalli: mi ispiravano di più la pittura ed il disegno e così mi sono ritrovato a fare il grafico pubblicitario, prima in un'azienda di Trento, poi in Provincia." Come si coniuga l'attività di grafico con quella di artista? "Il grafico e l'artista hanno come punto in comune la padronanza della tecnica che si acquisisce in primo luogo a scuola. È più facile fare l'artista, perché fai quello che vuoi, quello che ti piace, mentre il grafico deve accontentare un cliente che ha certe esigenze". Qual'è il processo per la creazione di uno slogan, di un'etichetta, di una pubblicità? "Per prima cosa bisogna guardarsi un po' in giro per vedere cosa c'è riguardo a quello che si deve realizzare, ad esempio un'etichetta. Poi si pensa a qualcosa di nuovo, di originale, documentandosi e prendendo spunti da fotografie, libri, pubblicazioni. Infine si fanno le prove su carta o su computer. Di solito in un paio di settimane si riesce a fare un buon lavoro". Come hai conciliato e concili il tuo lavoro in Provincia con l'arte? "Fino a qualche anno fa, nei ritagli di tempo libero, mi divertivo a dipingere, fare degli schizzi a biro o a matita. Poi ho iniziato ad esporre le mie opere non solo in valle di Non, ma anche a Parigi, ove sono stato ospitato per un mese esponendo presso una banca del centro. Ad un certo punto, nel 1996, ho deciso di partecipare ad un concorso. Sono rimasto soddisfatto e da allora ho partecipato ad una quindicina di rassegne e concorsi a livello italiano, ottenendo dei riconoscimenti che non mi aspettavo. I concorsi sono un modo per metterti in confronto con gli altri, per conoscere altre persone che hanno la tua stessa passione per l'arte. E poi, non lo nego, se vedi che le tue opere vengono apprezzate diventi anche ambizioso". Veniamo all'oggi. In questi giorni stai esponendo i tuoi acquerelli nella splendida cornice di Castel Toblino. Che effetto ti fa vedere tutta questa attenzione attorno a te? "Quando mi hanno proposto questa mostra in una sala del castello, non volevo crederci. Dà molta soddisfazione vedere che la gente comincia a conoscermi e ad apprezzarmi non solo in Valle di Non. A Castel Toblino ho portato il risultato della mia attuale ispirazione, che sono in particolare i castelli o i paesaggi realizzati con la tecnica dell'acquerello: questa ambientazione è davvero il massimo per il mio esordio con questa tecnica". Identikit Nato a Mezzolombardo ma residente da sempre a Vigo di Ton, Tomaso Marcolla è un artista relativamente "giovane" non solo per quanto riguarda l'età, ma soprattutto per quanto concerne la sua attività di pittore. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte a Trento specializzandosi nella lavorazione dei metalli, infatti, Tomaso si affaccia nel mondo della grafica ed inizia a lavorare presso un'agenzia pubblicitaria come art director, lasciando un po' da parte la sua passione per la pittura. Da qualche anno è dipendente della Provincia e si occupa del trattamento grafico delle immagini pubblicitarie e dello studio degli aspetti grafici di pubblicazioni e stampati. Nel tempo libero Tomaso ha mantenuto sempre viva la sua vena artistica realizzando numerosi disegni a china, a matita, a pastello, che sono stati esposti in alcune mostre locali tra le quali ricordiamo nel 1986 Mezzolombardo, Ton e Parigi nel 1992, Trento, Smarano e Cavareno nel 1995. La
consacrazione di Marcolla come artista a livello italiano si concretizza
solo nel 1996, quando Tomaso decide di buttarsi ed inizia a partecipare,
con grande successo, a numerosi concorsi e rassegne in tutta Italia. Tra i
più significativi riconoscimenti ricevuti negli ultimi due anni vanno
ricordati nel 1996 il terzo premio nella sezione grafica al Concorso
Internazionale "Città d'arte" di Grazzano Visconti (PC), il
riconoscimento, sempre nella sezione grafica, ottenuto al XI Premio Italia
per le arti visive indetto dal Comune di Borgoforte (MN), che gli ha
permesso di essere inserito nel catalogo della rassegna con un'opera in
acquerello e china raffigurante Castel Thun, la selezione tra i dieci
finalisti al Concorso nazionale giovani autori di fumetto a Genova
"Stop alla bomba con un baloon", la selezione alla XXI edizione
del Premio Val di Sole nel Concorso di Arte espressiva, la pubblicazione
in catalogo al Premio "Fiorino d'Oro" a Firenze. Nel 1997 Tomaso
Marcolla ha ottenuto un particolare riconoscimento nel concorso "200
artisti per la pace" a Trapani, che gli ha permesso di essere ospite,
per due settimane, presso la città siciliana per frequentare dei corsi di
fotografia, pittura ed arte. Sempre nel corso del '97, Marcolla è stato
selezionato al concorso del libro illustrato che si è tenuto a Bolzano,
ove è stato premiato sia per il testo che per le immagini di una favola
su Castel Thun. Il riconoscimento più rilevante per l'artista noneso è
stato il primo premio assoluto di acquerello al II Premio "Città
d'arte" a Grazzano Visconti, ottenuto con un'opera realizzata su
carta giapponese. La realizzazione di un calendario per il 1998 sul tema
della pace, dell'inquinamento, delle differenze tra Nord e Sud del mondo,
gli ha permesso di partecipare al X Salone del libro di Torino. L’ADIGE, 16-4-98 Dopo una produzione di olii d'impronta surreale, "la svolta paesaggistica" e lo sguardo sulla storia locale Marcolla,
viaggio nei castelli trentini Tomaso Marcolla, un giovane artista della Val di Non, sembra aver fatto dei castelli trentini e del paesaggio della nostra terra il suo tema dominante. Prima, con una notevole serie di olii dedicata proprio a fortezze e manieri. Adesso con una produzione di acquerelli, esposta da sabato 11 fino a domenica 19 nei saloni di Castel Toblino. Marcolla è un artista dalle evidenti doti naturali: il suo percorso, iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli trentini, alle sfumature degli acquerelli. Un percorso che sembra confrontarsi con la tradizione, nella ricerca di moduli nuovi e nuove conferme, che potrà riservarci ancora molte positive sorprese. Diplomato all'istituto d'arte come grafico e art director, è socio dell'Associazione italiana progettazione visiva, e dell'Istituto delle immagini tecnologiche di Padova, a testimonianza della sua attenzione anche agli aspetti più attuali del trattamento elettronico delle immagini. Ma come artista figurativo fa parte del gruppo di artisti "Ars '95": ha esposto in collettive, ed allestito personali a Parigi (nel 1992) e Trento (1995). Ricordiamo fra l'altro le sue partecipazioni alla Mostra mercato d'arte contemporanea di Vicenza, ed al recente Salone del libro di Torino. Marcolla è noto ai più come disegnatore: le sue tavole, diventate famose nei vari concorsi nazionali di satira ed umorismo, avevano già il pregevole tratto dell'opera d'arte. China e matita usate con sapienza, al servizio di una mano felice, che si coniugava con un umorismo amaro e intelligente. Quelle tavole hanno raccolto successi in tutto il mondo, con riconoscimenti in ormai innumerevoli concorsi. Però Marcolla non si è accontentato. E dalla grafica è passato alla sfida con il colore. Una sfida vinta con convinzione e di slancio. È infatti degli anni 1996 e '97 la produzione di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di colore, dove la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda. Ecco dunque il surreale Castello Monfort precipitare in abissi fiammeggianti. Ecco il Castel Thun carico della sua storia scolpita in graffiti che piovono sulle mura, in un paesaggio innevato quasi naif. Marcolla è cosciente del pericolo: la "bella cartolina" è sempre in agguato, e quindi è il linguaggio del colore e della materia a farla da padrone, reinventando la storia e sovvertendola. In questa fase sono evidenti le influenze recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori primari, pennellate aggressive. Ben diversa
la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel
Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito
più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non
fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare
bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla
tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere
ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si
rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e
della sfida il suo motivo. Ottimi alcuni lavori degli anni scorsi: un
piccolo formato sul castello di Rovereto, una Rocca di Riva. Più
prevedibili i grandi formati. Ma la mano c'è, e si vede. TRENTINO MESE, aprile '98 Castel
Toblino: dall'11 al 19 aprile Nelle prestigiose sale di Castel Toblino, considerato il castello più romantico del Trentino, sarà allestita una mostra personale del pittore-grafico Tomaso Marcolla. Il luogo ben si presta ad accogliere una mostra di questo tipo; le opere, infatti, offrono un'ampia panoramica dei castelli del Trentino e di alcuni paesaggi, dipinti negli ultimi tre anni. Saranno esposte circa quaranta opere realizzate ad acquerello. Il suo percorso artistico è un susseguirsi di proposte diverse; dopo l'esperienza grafica dei "calendari", e sull'esperienza della scuola di paesaggio di Ettore Maiotti, ecco questa mostra che propone dei soggetti cari agli impressionisti, i paesaggi eseguiti "en plein air". Le opere di Marcolla, intento a ricreare attraverso le sfumature dei colori un paesaggio Trentino denso di toni naturali verdi, blu, si muovono in una direzione intimamente naturalistica caricando le proprie immagini di una tensione cromatica impressionista. Anche la stessa tecnica, con l'uso dei tre colori fondamentali (blu oltremare, giallo di cadmio e rosso carminio), ricorda la tecnica usata dagli impressionisti. Tomaso Marcolla è un attento osservatore del mondo che lo circonda e in questo cerca l'atmosfera. Oggetto delle sue attenzioni, prima di ogni altro, sono i castelli del Trentino, colmi di storia e di vita, immersi in atmosfere palpabili dalle quali emergono masse imponenti di edifici, costruzioni mai severe ma di rara bellezza per la quiete che li pervade. Le pennellate calde costruiscono le immagini sfumate, in panorami che rapiscono. La tecnica dell'acquerello li rende diafani come carta velina, eppure così presenti nei colori, nella luce, efficace modellatrice come in una scultura. Marcolla cerca di raccontare con voce tranquilla quanto della realtà non vediamo veramente. Ecco, attraverso l'acquerello trova il modo del tutto spoglio di eloquenza e di enfasi per riportare nei nostri occhi ciò che ormai guardiamo senza vedere o almeno quello che abbiamo disimparato a vedere. Non sono inquadrature particolari ma immagini che vediamo tutti i giorni, quasi cartoline di luoghi familiari. ALTO ADIGE, 11-06-97 Tomaso Marcolla il grafico pacifista Selezionato ad un concorso a Trapani LA TERRA? Un pianeta sul quale la colomba della pace ha divieto di passaggio. Con questo disegno Tomaso Marcolla, 32 anni, di Vigo di Ton, un lavoro presso il Servizio foreste della Provincia ed una gran passione per la grafica e la pittura (ha fatto anche il grafico pubblicitario) si è guadagnato la partecipazione ad un seminario di formazione che si terrà a Trapani dal 20 al 30 giugno prossimi e dove 200 ragazzi provenienti da tutta Italia ed anche dalla Palestina e da Israele si ritroveranno per parlare e confrontarsi sul tema della pace. Il concorso "Per un mondo aperto ad una società multirazziale e tollerante" al quale ha partecipato anche Tomaso Marcolla è stato lanciato dall'assessorato alle politiche culturali e giovanili del Comune di Trapani, città che, assieme a Trento ed a tante altre, fa parte del circuito Gai (Giovani artisti italiani). La finalità della manifestazione è quella di sensibilizzare i giovani alla tolleranza per il diverso e di indirizzarli ad un costante impegno per il mantenimento della pace, promuovendo e valorizzando anche le loro capacità artistiche attraverso il confronto con i grandi maestri dell'arte in un clima di amicizia. Il concorso era aperto alle diverse espressioni artistiche, dalla musica alla fotografia, dalla grafica alla danza, dalla poesia alla prosa. Tomaso Marcolla, che si è diplomato all'Istituto d'arte Vittoria, vi ha partecipato per la sezione di grafica ma anche a quella di fotografia, per la quale è pure stato selezionato con una foto in bianco e nero del ghiacciaio del Mandrone. Marcolla, del resto, non è da ieri che si cimenta con questi temi. Suo è un particolare calendario, ormai diventato un cult, i cui disegni sono ispirati a temi quali la guerra, l'inquinamento, la disparità tra Nord e Sud del mondo. E proprio dal calendario di quest'anno il giovane disegnatore di Vigo di Ton ha tratto il disegno che gli è valso la selezione al concorso di Trapani. Dello
stesso calendario, per altro, fa parte anche un altro disegno con il quale
Tomaso Marcolla ha questa volta vinto un concorso, quello indetto dal
Comune di Genova ed intitolato "Stop alla bomba con un balloon".
Numerose sono le mostre ed i concorsi ai quali Marcolla ha partecipato, in
Italia ma anche all'estero (alcuni suoi quadri sono stati esposti in una
banca a Parigi), con proprie opere. TRENTINO MESE, aprile '97 Tomaso Marcolla a Vicenza Tomaso Marcolla, artista trentino, è stato invitato dalla galleria New Art Promotion, ad esporre le sue opere alla fiera "Vicenza Arte 1997" 6^ mostra mercato d'arte contemporanea che si terrà dal 4 al 7 aprile. "Vicenza Arte" si colloca di diritto tra le più importanti manifestazioni del suo genere. È un punto di incontro professionale dove è l'arte la vera protagonista dell'avvenimento fieristico e dove vengono proposti artisti selezionati, ricchi di un positivo bagaglio d'esperienza. Alla Fiera saranno esposte alcune opere di Marcolla intitolate "Percorsi Cromatici" che fanno parte di un'ampia serie di studi sui molteplici effetti che si possono ottenere con l'acquerello. L'uso della tecnica a velature successive con la sperimentazione di supporti particolari come la carta giapponese, crea degli effetti molto particolari. ALTO ADIGE, 23-01-97 365 giorni da pacifista Il calendario-rarità di Tomaso Marcolla - Trecento copie andate a ruba. CURIOSO: da notizia nasce notizia. Succede che il nostro giornale pubblica la storia di un tipografo di Trento che ha l'abitudine, ad ogni cambio d'anno, di regalare agli amici un calendario fatto "in casa". Ebbene, da quella notizia ne spunta un'altra: anche in Val di Non - a Vigo di Ton per la precisione - c'è chi, da un paio d'anni, produce in proprio un calendario nel quale raccoglie i suoi disegni che affrontano temi quali la guerra, l'inquinamento, la disparità tra nord e sud del mondo. Il protagonista di questa notizia si chiama Tomaso Marcolla, ha 33 anni, si è diplomato all'Istituto d'Arte Vittoria, lavora nel campo della comunicazione e della grafica, è anche artista con al suo attivo numerose mostre ed esposizioni. "Ho iniziato - racconta - con il calendario del 1996 stampato in duecento copie realizzate interamente a mie spese, che sono sparite entro breve tempo, destando anche la mia meraviglia per un successo inaspettato. Ho ricevuto delle richieste per il calendario del '96 quando eravamo ormai nel mese di dicembre". E così, continua Marcolla, "vista l'esperienza dell'anno precedente ho realizzato anche il calendario per l'anno '97 stampato questa volta in trecento copie: la maggior parte le regalo ad amici e conoscenti e una parte viene venduta per coprire le spese". Non solo. Uno dei disegni del calendario '97 - quello del mese di luglio e agosto - ha vinto il concorso indetto dal Comune di Genova ed intitolato "stop alla bomba con un balloon". Piace al
cronista l'idea che fantasia e creatività - in questo caso unite ad un
evidente impegno etico e civile - trovino spazio su un calendario, che è
quanto di più durevole esista lungo il tragitto di un anno. Quei disegni
che ci parlano di guerra e pace, di ricchi e poveri, stanno lì per un
anno intero, in trecento case. A testimoniare che un calendario non è
giocoforza costretto ad essere associato a donne e uomini nudi, tramonti
finti, immagini ipertecnologiche. Ovvero: la fantasia non va al potere.
Che almeno vada su un calendario. TRENTINO MESE, dicembre '96 Tomaso Marcolla - Promesse d'arte Notevole successo hanno riscosso a livello nazionale le opere grafiche sui castelli del Trentino di Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton: dalla mostra di Grazzano Visconti (PC), premio per la grafica con il castello di Sabbionara di Avio, al premio Italia per le arti visive premiato per il quadro di castel Thun, al premio Oscar per le arti visive con il quadro di castel Toblino, al premio Fiorino d'oro del Comune di Firenze selezionato con il quadro di castel Caldes. Le opere sono realizzate su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo), dove il figurativismo, sempre presente, viene stravolto ed avvolto in uno spazio-tempo quasi irreale dove l'immagine si mescola ai testi che raccontano di essa. Una visione tradizionale che si trasforma progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo dove riemergono contenuti remoti quasi dimenticati come se la storia volesse fuoriuscire da uno spazio angusto. Tomaso Marcolla indaga il paesaggio per catturarne il "soprassenso" di realtà, l'accensione di curiosità che l'incontro può produrre nell'osservatore. Ecco allora che la fredda, nitida oggettività della visione, si duplica in vero e proprio affondamento nel magma delle cose. Ricordiamo anche la realizzazione di un calendario per l'anno 1997 dove sono raccolti 6 disegni realizzati a china e collage, che affrontano temi quali la guerra, la disparità tra nord e sud del mondo, l'inquinamento, a dimostrazione di una continua ricerca sollecitata dalle problematiche esistenziali dell'individuo nei suoi rapporti, a volte travagliati, con la natura e la società; ricerca che esalta la sua capacità di stimolare problematiche dai risvolti anche aspri e profondi in maniera visivamente sempre elegante e leggera. POSTER, settembre '96 Senza barriere - parole, parole... Nel maggio di quest’anno si è tenuto a Genova, a cura del Comune di Genova - Assessorato alle politiche giovanili - Circuito Giovani Artisti Italiani, il concorso a fumetti intitolato "Stop alla bomba con un balloon - ora e sempre". Al concorso, cui hanno partecipato 168 disegnatori, la giuria ha selezionato tra gli altri il fumetto di Tomaso Marcolla, giovane artista e disegnatore residente a Vigo di Ton, che ci è parso interessante per l’originalità con la quale affronta e sintetizza la tematica proposta. L’ADIGE, 23-6-96 Mostra di Ars ‘95 a Caldaro - Artisti nonesi un successo in trasferta. Positiva ed interessante trasferta in terra altoatesina di alcuni componenti del Gruppo artisti nonesi dell’Ars 95. Si sono presentati in una interessante collettiva nella sala della Cassa di risparmio di Caldaro suscitando quel giusto interesse che ogni gruppo si aspetta nel debutto tra un pubblico nuovo. Con il
presidente Lancetti... anche Tomaso Marcolla che si esprime
intelligentemente e piacevolmente in una indovinata serie
"illustrata" sui manieri della Val di Non. L’ADIGE, 25-5-96 Stop al nucleare con i fumetti. Tra le celebrazioni che quest’anno si sono svolte in numerose città d’Italia per il centenario del fumetto, spicca quella che si è tenuta a Genova nei giorni scorsi a cura dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune e che ha proposto a giovani autori (ma anche a più smaliziati e attempati cartoonist) la creazione di storie in bianco e nero trattando un tema dai "colori atomici". La rassegna di Palazzo Ducale, denominata appunto "Stop alla bomba con un balloon" testimonia di come il fumetto continui a costituire uno dei più intriganti linguaggi di comunicazione soprattutto per le giovani generazioni. Oltre centocinquanta gli elaborati giunti a destinazione da parte di giovani e giovanissimi artisti della matita. I migliori cartoon sono stati pubblicati in un grande catalogo in cui ritroviamo, e qui siamo al dunque, ben due autori trentini, Tomaso Marcolla con "Parole, parole..." e Umberto Rigotti con "Lacrima". ALTO ADIGE, 25-5-95 Stranomondo a tratto e china. Tomaso Marcolla è un giovane grafico trentino che pur dovendo per necessità di lavoro (è grafico pubblicitario) assimilare ed utilizzare le più aggiornate tecniche computerizzate per il trattamento delle immagini, la riproduzione e la stampa, ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte grafica in tutte le sue sfumature, sperimentando di volta in volta l’intero universo delle tecniche grafico-pittoriche. Le sue opere grafiche sono in mostra fino al 2 giugno presso la sede del Cts - il Centro turistico studentesco - in via Cavour 21 a Trento. La mostra, realizzata in collaborazione con lo "Spazio aperto giovani" del Comune. Titolo: "Ma in che mondo siamo?". Una domanda che tutti noi dovremo porci - afferma Tomaso Marcolla - per aprire gli occhi e vedere come stiamo trattando l’unico "luogo" nel quale possiamo per ora vivere. I temi che
hanno ispirato Tomaso sono quelli dell’inquinamento, delle disparità
nord-sud nel mondo, della guerra. Le tecniche grafiche utilizzate nelle
opere esposte sono le più differenti: dal tratteggio, al collage, alla
china acquerellata. L’ADIGE, 23-5-95 Artista di
Vigo di Ton Presso il Centro turistico studentesco di via Cavour a Trento si è aperta una mostra grafica di Tomaso Marcolla. Il titolo emblematico "Ma in che mondo siamo?" propone una riflessione su temi di scottante attualità quali la disparità tra nord e sud del mondo, l’inquinamento e la guerra. Le opere su carta, realizzate con tecniche che vanno dal tratteggio al collage alla china acquerellata, ripercorrono i contrasti e le assurdità del nostro pianeta. Una mostra dunque che vuole essere un invito alla riflessione e suscitare nel visitatore delle sottili inquietudini per costringerlo ad aprire gli occhi su come stiamo trattando l’unico "luogo" nel quale possiamo vivere. Il giovane autore, residente a Vigo di Ton, dopo aver conseguito il diploma di arte applicata ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte in tutte le sue possibili sfumature. A seconda del tema affrontato vi è una continua sperimentazione e ricerca di tecniche grafico-pittoriche, per una conoscenza a tuttotondo delle possibilità espressive. ALTO ADIGE, 22-5-95 Il Centro turistico studentesco e lo Spazio aperto giovani del Comune, propongono la mostra "Ma in che mondo siamo" del grafico Tomaso Marcolla: Nato a Vigo di Ton, Marcolla si è diplomato all’istituto d’arte "Vittoria". I suoi lavori sono incentrati sui temi dell’inquinamento, della disparità tra nord e sud del mondo e sulla terra. La mostra rimarrà aperta fino al 4 giugno. ALTO ADIGE, 14-8-92 ...In concomitanza con le tre giornate di festa, sarà allestita una mostra grafica di due artisti, Tomaso Marcolla e Roberto Fonte. Un "Tandem", quello dei due grafici che abbraccia tecniche artigianali di design e progettazione di grafica pubblicitaria di murales ed altro ancora. "Pedalando
assieme in sella ad un tandem - sostiene Tomaso Marcolla - si fa meno
fatica, ci si fa compagnia, ci si dà ogni tanto il cambio, ma non ha
importanza chi sta davanti. "Tandem" è il titolo della mostra
perché comune è il nostro viaggio artistico che ci vede amici da lungo
tempo."
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