Recensioni:

 

TRENTINO, 22-10-2003 

LA MOSTRA
Marcolla, fascino
del frammento

di Fiorenzo Degasperi
 

Vent'anni fa si chiamava ritorno al privato. Oggi, nel campo artistico, si potrebbe coniare il termine "ritorno al frammento".

È la riflessione dopo aver visitato la mostra di Tomaso Marcolla alla Galleria d'arte Fogolino di Trento, aperta fino al 24 ottobre con il titolo "Veicoli di senso". Solo acquerelli. D'altra parte l'artista di Vigo di Ton ci ha da molti anni abituati a questa tecnica particolare, quanto ormai in via d'estinzione. Dolci e delicate stesure, quasi velate, altre volte ispessite, dimostrano come l'acqua e un tocco di colore sappiano creare stati d'animo, riflessioni e meditazioni. Sospendere poi il frammento nello spazio, come se nascesse da solo, isolato, per autoproduzione, cellula autogenerantesi, è una modalità voluta e precisa di collocare al di là del tempo il soggetto stesso. Lo avevamo apprezzato in un altro artista di "montagna": Gianluigi Rocca, scandagliatore del microcosmo della vita quotidiana alpina. Lo apprezziamo oggi in Tomaso Marcolla perché l'arte, al di là dei massimi teorici della contemporaneità, se non sa suscitare atmosfere e sensazioni, catturare la fantasia o farla nascere al cospetto del lavoro, allora non fa parte di quell'umanità che spera ancora, per mezzo dell'arte, di far cantare la carta, il colore, il pennello, l'azione, il gesto, la forma e i volumi.

Rispetto ai freddi sperimentalismi registriamo la presenza in questi lavori di un senso dal forte spessore. Uno spessore riempito di memoria appunto, di ricordi, di sogni, di un tempo che non passa mai perché non vogliamo farlo passare, affinché la donna con la falce si allontani sempre più dall'oggi per spostarla in un futuro senza fine.

Una scarpa rovesciata, slacciata. Una moka, un tegame, bicchieri azzurri - quelli da osteria, che si potevano sbattere sul tavolo senza che si rompessero, muti testimoni di giochi d'azzardo che riempivano la giornata -, uno straccio a scacchi rossi e bianchi, un melograno simbolo di quella fertilità che non vuol essere altro che passione ed emozione. E ancora tanti altri piccoli oggetti d'uso quotidiano, che nascono e muoiono nello spazio di un foglio bianco, delicatamente accennati dalla penna, plasmati dall'acquerello. Però fanno ricordare, fanno giocare la mente. Perché sono metafore di una natura tutt'altro che morta. Accumulatori di senso li chiama Zimarino, in grado di tirar fuori dall'osservatore, secondo il proprio specifico e individuale universo, un senso. Il senso stesso dell'esistenza.


L'ADIGE, 9-10-2003


Disegni a biro e acquerello, oggetti d’uso comune, ma non è solo tecnica raffinata
Marcolla, il quotidiano non è banale
Alla galleria Fogolino di Trento, un realismo di sentimenti

Uno scarpone da montagna, una caffettiera da pulire, un canovaccio spiegazzato, un paio di jeans sgualciti, mezza zucca. Siamo alla galleria Fogolino o siamo a casa di qualcuno? Tutte e due le cose. Nella galleria di via S. Trinità siamo magicamente entrati in casa dell’artista Tomaso Marcolla. Gli oggetti quotidiani che ci scorrono davanti hanno in sé un qualcosa che c’impedisce di gettarli nel contenitore delle banalità.

Si tratta di una ventina di lavori grafici realizzati con l’acquerello e la penna biro. La tentazione di appiccicarvi il naso per analizzarne la tecnica esecutiva è forte. Sono riprese perfette e minuziose dove il preciso e leggero segno dell’inchiostro si sposa magnificamente con la leggerezza dei colori. Ma a questo punto subentra la magia. Ed ecco che lo scarpone usato diventa uno scarpone che sa di montagna e dei bei ricordi legati ad essa; la caffettiera diventa lo strumento che addolcisce il risveglio mattutino; i bicchieri da tavola riportano al rito quotidiano del pasto. Perché Marcolla offre alla vista del pubblico dei frammenti della propria quotidianità? L’artista ci dona il suo mondo, insegnandoci che in fondo, è lo stesso che ci appartiene. Senza sotterfugi patetici, queste immagini entrano dirette nella nostra sfera personale, andando a scuotere i ricordi e le emozioni che giacciono in quell’angolo appartato della nostra memoria. Da troppo tempo l’arte contemporanea usa altri mezzi per destare in noi la curiosità (soprattutto intellettuale), ma colpirci con l’arma della più schietta dolcezza succede raramente. Accogliamo dunque l’abbraccio fraterno di Tomaso Marcolla, consapevoli che anche i più semplici oggetti che ci stanno attorno sono contenitori delle nostre affettività.
Marco Tomasini


Impressioni di un visitatore
Celestino Castagna - 1 ottobre 2003

L’arte dei nostri giorni, non solo figurativa, offre il fianco, in molte occasioni, ad una grande difficoltà di comprensione. La stragrande maggioranza del pubblico che visita una mostra o ascolta un concerto di musica contemporanea, non possiede una sufficiente preparazione tecnica e culturale per cogliere pienamente il significato e il valore delle opere che gli sono proposte. Si affida al sofisticato commento del critico, alla popolarità o all’eccentricità dell’artista, o, istintivamente, ad una valutazione che privilegia gli aspetti “decorativi” su un’analisi introspettiva.  Nei casi più estremi rimane sconcertato, magari con la sensazione di una presa in giro, o mugugnando frasi sarcastiche del tipo: “questo poteva averlo fatto anche il mio bambino all’asilo!”.

Ma non sempre è così.  Nel variegato assortimento di stili, correnti e tendenze che offre l’arte moderna, gli “iperrealisti” puntano alla massima chiarezza espositiva e allo sfoggio di una raffinata maestria tecnica.  In quest’ottica si può senz’altro collocare la mostra dell’artista Tomaso Marcolla, allestita in questi giorni alla Galleria Fogolino. Sono raffigurati semplici oggetti che ci accompagnano nella vita quotidiana come un guanto da lavoro, uno scolapasta, un paio di jeans, un bruschino o frutti della terra e del lavoro contadino come un grappolo d’uva, un cavolo, una zucca. Ci appaiono talmente “reali” che si rimane davvero stupefatti dalla grande abilità del disegno e della resa cromatica. Prendiamo ad esempio la moka del caffè: un delicato e sapiente impasto di colori, rende alla perfezione la lieve lucentezza del metallo patinato dall’uso e dal tempo.  E poi le serie dei bicchieri con tutte le sfumature e i giochi di riflessi e trasparenze, in un “rilassante” monocromatismo azzurro. O ancora il senso “quasi tattile” nel guanto da lavoro, in quel volume tratteggiato dal tratto scuro di pieghe e cuciture.

A questo punto però, si potrebbe obiettare che tale “progetto”, pur evidenziando un grande virtuosismo e pur rappresentando la migliore garanzia di autenticità e bontà artistica anche per il visitatore più sprovveduto, di cui accennavo all’inizio, sia invece debole sul piano espressivo, in quanto riproduzione “fotografica” della realtà, una sorta di manierismo schematico e accademico. Ma io credo che nei dipinti di Marcolla vi siano degli elementi che sovvertono questa ipotesi.

Fattori cioè che spingono oltre la realtà e conducono lo spettatore, più o meno inconsciamente, ad un preciso e coerente percorso interiore. Ad esempio tutti gli oggetti rappresentati sono privi di sfondo, sono cioè “decontestualizzati”. Solo un’ombra sfumata resa nei toni dell’azzurro (colore che invoca tranquillità d’animo) da loro corpo e spazialità. Tutt’intorno è bianco, assenza. Mi viene in mente un celebre esempio musicale a tal riguardo: l’ouverture del Don Giovanni di Mozart: i grandi accordi iniziali, scanditi da tutta l’orchestra,  sono seguiti da una pausa a cui partecipano solo alcune sezioni di strumenti, mentre quelli di registro grave proseguono il suono. Si ottiene così un effetto particolarissimo, “formidabile energia nascosta” (Albert), “come se in quel vuoto l’orecchio interno facesse ulteriormente risuonare l’appello testè udito (…)” (M.Mila).

L’assenza è funzionale quindi ad evidenziare l’oggetto nella sua essenza, lasciando libero lo spettatore da interferenze ambientali e invitandolo ad una ricerca personale di sensazioni ed evocazioni, che affondano nella memoria emotiva e nel ricordo di ciascuno.  

Un ulteriore elemento che accomuna le opere di Marcolla, con l’eccezione della serie dei bicchieri, è una sorta di “non verginità”, a qualcosa cioè che è passato intorno e ha lasciato il segno. Ad un’azione non espressamente rappresentata ma implicita ed evidente: la pannocchia sgranocchiata, il guanto consunto, i segni di insetti su cavolo e foglia, le piccole tacche sulla moka, scomposta nelle sue tre parti, con i fondi del caffè che fuoriescono, i lacci sfilacciati dello scarpone, i semi caduti dalla zucca. Anche qui l’effetto è di estendere la nostra percezione oltre l’immagine statica dell’oggetto, di percepire un passaggio e una storia che sono accaduti e che hanno lasciato un segno.

Nella serie dei bicchieri sembra invece venir fuori il bisogno di una ricerca di armonia di tipo geometrico, quindi più astratta, evidenziata dal monocromatismo e dalla “verginità” dell’oggetto (i bicchieri sono vuoti e puliti). Forse una sorta di “estensione” ed elaborazione (attraverso oggetti reali) di semplici linee rette.


“Veicoli di senso”
Antonio Zimarino - 20 agosto 2003

Se è vero che in un’epoca come la nostra sia assurdo parlare di categorie e principi secondo cui “arte” sia questo o quest’altro, che sia pittura o scultura, video o installazione, è pur vero che per chi ama l’arte e la frequenta, non è facile orientarsi entro la fenomenologia del contemporaneo a causa delle tante proposte e delle tante variabili che il presente offre.
Il che può essere alternativamente un bene o un male, perché grazie (o a causa) dell’enorme numero di proposte e dell’incertezza, siamo nuovamente chiamati come osservatori, a dire la nostra, a scegliere cosa per noi abbia senso in questo enorme proliferare di immagini e di parole, di riviste e mostre, dove tutto sarebbe straordinario ed epocale. Nelle epoche di incertezza siamo chiamati a scegliere, a preferire, a giudicare e quindi, ad osservare e comprendere. Questa condizione, in arte, non può che essere un gran bene, se impariamo a viverla senza farci schiavizzare dall’immaginario che trend, mercati, riviste, mostre e gallerismi “a la pàge” ci confezionano per le proprie ragioni imprenditoriali.

Credo sia necessario questo “incipit” per introdurre le nostre riflessioni sui lavori di Marcolla, innanzitutto per puntualizzare il rapporto di distanza che essi hanno con gli stereotipi mercantili predicati da molta presunta ricerca artistica contemporanea e per far comprendere quanto invece essi siano intimamente “contemporanei”, nella direzione delle più autentiche “ricerche di senso” di questo tempo.

Sono opere fuori da tutti i romanticismi interpretativi, dagli espressionismi d’effetto, che catturano lo sguardo e spingono ad indugiare dentro i particolari a causa della loro “esagerata” realtà. Si resta certamente impressionati dalla precisione, dalla cura, dall’attenzione del segno, del tratto ma tutta questa tecnica grafica appare finalizzata a ben altre intenzioni che appartengono alla sfera della memoria, alla sfera del “tempo” interiore.

Memoria e tempo interiore sono contemporaneamente, presente, accaduto e possibilità di accadimento e questa coincidenza delle dimensioni spaziotemporali può darsi solo nell’anima e nell’interiorità, nella coscienza dell’uomo. Allora se Marcolla sembra impiegare un tempo e un attenzione esageratamente esatta su oggetti apparentemente desueti o banali, in realtà sta cercando di riprodurre non tanto un oggetto ma di ricrearne un nuovo tipo (che sia immagine di quello reale, ma) trasfigurato dal filtro della propria esperienza. Limitarsi a fotografare sarebbe banale, ma è il ripercorrere intimamente le ombre, le pieghe, le consunzioni, le luci, le muffe, che consente quell’operazione di “appropriazione” e assimilazione dell’oggetto al proprio universo interiore, alla propria anima e al proprio universo di senso. È il tempo esageratamente lento di una esecuzione permette all’artista di trasferire la propria dimensione interiore in ciò che rappresenta … ma è anche vero che solo un tempo lungo di osservazione permette all’osservatore la partecipazione e il superamento dell’approccio meramente visuale ed artificiale della tecnica. L’emotività e l’istintualità pur appartenendoci, sono momentanee e velocemente trascorrenti e ci caratterizzano, certo, ma essendo legate al tempo transitorio, non ci permettono di afferrare la permanenza, la memoria, ciò che nel tempo resta di noi e del nostro universo di relazione.

La metafora si fa sempre più intrigante: allora forse tutti quegli oggetti che ci transitano davanti, che gestiamo casualmente, che manipoliamo, gettiamo, mangiamo, usiamo, (bicchieri, scarponi, spazzole, verze, camicie ecc.) forse non sono “cose” ma “veicoli di senso”, ovvero elementi che permettono l’innesco della dimensione d’anima, l’ingresso in una percezione del reale non casuale, ma animata dalla possibilità di capire, di ricordare, di immaginare. Non è semplicemente la “réverie” proustiana, malinconica e patetica, nemmeno espressionismo vangoghiano (ricordate il paio di zoccoli?) non è la serialità della pop art che nullifica amaramente il senso delle cose, non è nemmeno l’immanentismo monolitico del recentissimo “post-human”.

Questi lavori di Marcolla appartengono alla categoria più attuale del dipingere e del fare arte: un arte che riceve la sua identità dalla ricerca etica dell’artista, un’arte che nasce da ciò che la persona è e non da quello che dichiara di voler essere o vorrebbe essere. È un approccio al fare artistico che non fa risiedere tanto nel “ciò che si fa”, la novità della propria proposta, ma piuttosto nel “ciò che si è”, pertanto il valore dell’opera non è tanto nella novità vera o supposta dei suoi elementi visivi, ma nella capacità di comunicare l’autenticità di ciò che è. Questa dimensione etica del fare arte non ha definite categorie formali, non ha schemi, non è video, non è pittura, non è scultura, non è installazione: è piuttosto frutto autentico del vivere e del percepire, dell’interpretare e dell’essere.

Per questo intende anche liberare l’osservatore dalle categorie entro cui si finisce per chiudere l’arte, suggerendogli (grazie all’indeterminatezza del proprio statuto semantico, in quanto sono lavori anti retorici, che non dichiarano, non sostengono, non affermano, non concettualizzano, non teorizzano, non esaltano e non distruggono, ma si danno a chi osserva con la stessa casualità di chi le ha osservate) di mettere in moto il proprio universo di senso per leggerle. Hanno della contemporaneità, il gusto indubbio del “reale” e il desiderio di ricostruire il senso di esso, leggendolo attraverso lo straniamento temporale e il significato che esso gli permette di accumulare, e che è in grado di ritrasmettere.

Mi piace vedere queste immagini come appunto, “accumulatori” di senso, in grado di tirar fuori dall’osservatore la memoria e la possibilità interpretativa, secondo il proprio specifico e individuale universo. Sono appartenuti all’universo di senso del loro autore, ma sanno appartenere anche al nostro, così, isolati nella loro monumentale chiarezza. Hanno generato l’interesse di chi le ha dipinte, muovono l’interesse di chi le guarda, così, per statuto proprio, dandosi con la stessa semplice modestia della loro naturale funzione esistenziale.

Mi piace questa discrezione di un arte che è, più che darsi o dichiarare di essere: rispetta chi guarda, lo coinvolge e lo cattura con la tecnica, lo eleva con il senso, non facendo percepire il passaggio tra il dato formale e quello significativo. Diciamo dunque che questa via di ricerca può essere estremamente interessante in possibili sviluppi a condizione che sappia restare profondamente etica ed autentica nell’anima dell’artista. Per il momento ci sia di piacere sottile, lasciare che il gioco dell’immaginare rinasca liberamente in noi.


COMUNICHIAMO - Dicembre 2002
APPUNTAMENTO CON L'ARTE
Intervista a Tomaso Marcolla

Sembran veri!

Il talento, la tecnica e l'espressività di un artista che ha fatto della pittura, sua grandissima passione, occasione di crescita e di arricchimento personale.
di Dina Fedrizzi

Come hai scoperto di avere questa grande passione per la pittura?

Fin da bambino ho avuto la passione per il disegno e la pittura. Mi ricordo che da piccolo disegnavo molto, dipingevo bottiglie decorandole con fiori, animali e tutto quello che mi veniva in mente; alcune le conservo ancora come ricordo.
Finite le scuole medie ho scelto di frequentare l'Istituto d'Arte per imparare e approfondire le tecniche artistiche.
Una volta diplomato ho lavorato come grafico in alcune agenzie di pubblicità, trasformando così la mia passione per il disegno in lavoro.

 

Nei tuoi quadri notiamo in prevalenza l'utilizzo della tecnica ad acquerello, come mai questa scelta.

L'acquerello è una tecnica molto bella con la quale si possono ottenere  sfumature, trasparenze ed effetti particolari, impossibili da ottenere altrimenti. È una tecnica però molto difficile, non  concede ripensamenti. Mentre con l'olio o con l'acrilico è possibile cancellare gli eventuali errori dipingendovi sopra, con l'acquerello una volta sbagliato non è possibile correggere. Ho cominciato a dipingere paesaggi con l'uso dell'acquerello perché si riescono a ottenere le varie atmosfere del paesaggio, come le foschie, le nebbie autunnali e la morbidezza della luce. È la tecnica che preferisco e oltre alle opere figurative, paesaggi, fiori ecc. l'ho anche usata per quadri astratti ottenendo dei risultati interessanti. Due di questi quadri li ho esposti alla 6ˆ mostra mercato d'arte Contemporanea di Vicenza.
Ho anche sperimentato l’uso dell’acquerello abbinato alla penna a sfera. Con questa tecnica ho realizzato una serie di disegni ritraendo oggetti della vita quotidiana, un vecchio scarpone, un guanto da lavoro, una pannocchia, ecc.
In questo periodo invece utilizzo la tecnica dell'acrilico. Creo dei collage con fotografie di cespugli, rami, foglie e poi li dipingo con l'acrilico, usando anche stucco ed altri materiali.

 

Quali sono i colori che preferisci e perché.

Direi che i colori caldi, dal rosso fino ad arrivare agli arancioni sono i colori che preferisco. Ma anche i blu oltremare, l’indaco, sono colori che mi piacciono e sono sempre presenti nei dipinti di paesaggio.

 

E i soggetti dei tuoi quadri.

In prevalenza preferisco dipingere paesaggi o comunque soggetti del mondo naturale, dai cespugli, ai fiori ecc. ma tutto  quello che vediamo può essere uno spunto, sia esso un oggetto, un colore, come il colore delle foglie autunnali, o un’atmosfera.

 

Qual'è il quadro a cui sei più affezionato e perché?

Penso che ad ogni quadro mi affeziono un po'. Sono legato a tutti i quadri che ho realizzato, dai primi castelli e paesaggi fino alle ultime opere. Cambiano le tecniche e i soggetti ma l’entusiasmo con cui dipingo rimane sempre lo stesso.

Si può dire che quello a cui sono più affezionato è sempre l'ultimo che resta il preferito fino a quando la fantasia mi spinge a dipingerne un altro.

 

Hai incontrato un pittore che ti ha fatto da maestro?

Per alcuni anni, nel periodo estivo, ho dipinto assieme al maestro Ettore Maiotti di Milano che oltre ad essere un grande pittore figurativo ha pubblicato molti libri e manuali sulle tecniche pittoriche. Con lui ho affinato la tecnica dell'acquerello e dell'olio, imparando a dipingere dal vero, “en plein air” come gli impressionisti. Lavorando con lui ho imparato ad osservare la natura con occhi sempre nuovi, riuscendo a cogliere l’autentica atmosfera del paesaggio.
Ho conosciuto anche il pittore Paolo Vallorz del quale apprezzo molto il lavoro  (non perdo mai l’occasione per visitare le sue mostre).
Ho avuto occasione di mostrargli i miei lavori e i suoi suggerimenti sono stati molto preziosi per me. Credo sia importanti potersi confrontare con chi lavora a tali livelli.

 

Ti ispiri a qualcuno quando dipingi?

Non c’è un particolare artista a cui mi ispiro ma cerco di trovare spunti visitando mostre, consultando libri d'arte, per conoscere quello che succede nel mondo artistico. Dei pittori classici mi piace Caravaggio per la sua pittura anti accademica. Anche il movimento degli impressionisti mi ha sempre affascinato, per la tecnica nuova e per il modo in cui dipingono il paesaggio, usando il colore in maniera libera.

 

Aspettative e progetti futuri?

Vorrei continuare a disegnare e dipingere riuscendo a ottenere dei risultati che mi entusiasmino come è successo finora, cercando sempre nuovi spunti e sperimentando nuove tecniche anche se da noi l’arte è vista in modo un po’ scettico, ha difficoltà ad essere apprezzata soprattutto se non rispetta i canoni classici del paesaggio o comunque del figurativo.
Per quanto riguarda i progetti per l’immediato futuro ho preferito non impegnarmi in mostre o concorsi per potermi dedicare interamente allo studio e alla creazione di nuove opere.


Cooperazione tra consumatori - novembre 2002
Eventi e cultura trentina

Intervista a Tomaso Marcolla
di Mariapia Ciaghi

Per Marcolla "Il fare arte comprende la sperimentazione, coè lo studio e approfondimento delle possibilità tecniche e comunicative delle diverse espressioni artistiche. Ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio di materiali diversi".

Un misterioso legame attraverso distanze enormi, latitudini e diverse condizioni ambientali, sembra accomunare gli uomini in una costante particolarità magica innata in loro in tutti i tempi. Questa particolarità magica si trasmette alle cose rappresentate quando c'è nell'uomo una totale partecipazione al suo operare. Il percorso artistico di Tomaso Marcolla segue questo cammino in una costate e multiforme ricerca che sarebbe arduo arginarne lo "stile" entro facili schemi. È forse questa una delle particolarità essenziali di una attività artistica che sa adattarsi alle più svariate motivazioni senza mai perdere in originalità.

 

Sommergersi, dubitare, riconoscersi, allontanarsi dal convenzionale nell'avida ricerca del mistero non è solo compito di saggi e filosofi ma anche privilegio di poeti e artisti. Da cosa nasce questo bisogno di sperimentare, in una costante ricerca e approfondimento delle possibilità offerte dal linguaggio dell'arte?

Penso che il fare arte debba comprendere la sperimentazione delle molteplici espressioni artistiche, sperimentazione intesa come studio e approfondimento delle possibilità non solo tecniche ma soprattutto comunicative. Potrei dire che ogni tecnica rappresenta un aspetto della mia personalità, dalla delicatezza dell’acquerello, alla forza dell’acrilico fino alla complessità dell’assemblaggio di materiali diversi.
Trovo molto importante mettere continuamente in discussione quello che faccio per riuscire a scoprire nuove soluzioni, nuovi modi di comunicare cercando sempre di accumulare stimoli ed esperienze anche con lo studio del lavoro dei grandi maestri, per una indispensabile conoscenza artistica.
Questo mio spaziare a tutto tondo nelle varie tecniche artistiche è stato oggetto anche di critiche. Il mondo artistico predilige le iper-specializzazioni, la immediata riconoscibilità del "prodotto-autore". Credo che il circoscriversi in un determinato campo possa essere limitante, soprattutto in termini di creatività, e pur incontrando molte difficoltà intendo proseguire su questa strada che sarà comunque ricca di nuove scoperte. D’altra parte per me dipingere è quasi una necessità fisica, che prescinde dal "mercato".

 

Nelle sue opere lei parte da una elaborazione delle percezioni visive utilizzandole abilmente a un fine "funzionale" senza che questo possa ottundere le sue capacità creative e le sue costanti fantasie immaginifiche. Quali sono le difficoltà per arrivare a tale risultato artistico?

Credo che qualsiasi cosa vediamo possa offrirci uno spunto, darci nuove ispirazioni. La difficoltà è quella di riuscire a guardare con occhi nuovi in maniera libera da condizionamenti per cogliere quelle particolarità altrimenti irraggiungibili.

 

La situazione generata dall’irrompere delle tecnologie avanzate nel mondo editoriale ci porta a riflettere sul futuro della diffusione nel campo dell'edizione artistica alla luce dei nuovi codici digitali.
Quali sono secondo lei i nuovi formati o modelli che ritiene più adeguati per "editare arte" nella nostra attuale cultura cibernetica?

Lavorando nel campo della grafica mi occupo quotidianamente di immagini digitali che sono diventate parte integrante della comunicazione. Anche l’arte ha saputo cogliere le infinite possibilità di questa "rivoluzione" ed infatti sono sempre maggiori i musei e le gallerie che si propongono usando il digitale, sia su internet o su CD-ROM. È un mondo ancora tutto da scoprire e sfruttare ma credo abbia enormi prospettive.

 

Con la creazione del sito: http//www.marcolla.it nel ‘97 lei ha aperto nuove porte all'interscambio e alla comunicazione che la rete internet offre. Come gestisce lei il contenuto e le relazioni tra l’edizione online e offline? Quali vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di comunicazione?

Con l’avvento di internet, nessun campo, nemmeno quello artistico è immune dall’informatizzazione.
Avere un sito internet è come avere una galleria, una mostra sempre aperta. Chiunque può visitarla, anche se vive in Australia ed in piena notte. Internet riesce ad unire luoghi e persone eliminando la barriera della distanza e del tempo.
Molto importante è soprattutto il confronto ed il continuo scambio con chi, visitando il mio sito, abbia la voglia di comunicarmi le proprie emozioni, e che questo possa avvenire con persone diversissime tra di loro per cultura, età, estrazione sociale, trovo sia una cosa affascinante, impossibile da realizzare in altro modo.
Importante in un sito internet è l’aggiornamento dei contenuti che deve essere fatto quasi in tempo reale. Dopo aver realizzato un’opera la fotografo e la digitalizzo e quindi la pubblico nel sito rendendola subito visibile a chiunque.
L'immagine riprodotta non potrà mai sostituire la visione di un’opera dal vero, la sua matericità, internet rimane comunque un mezzo virtuale.

 

Recentemente lei ha riproposto in una personale a Vigo di Ton il lavoro, già presentato lo scorso anno a Denno e alla Biennale di Ferrara 2002, "Passaggi naturali", arricchito di nuove opere nelle quali emerge sempre l'elemento natura. Cosa intende lei per passaggi? Qual'è il legame tra passaggi e natura che muove il suo operare artistico?

La mia pittura è nata con il figurativo, dipingendo dal vero come al tempo degli impressionisti. Trovo molto interessante dipingere dal vero, essere immerso nell’ambiente che intendo rappresentare per coglierne l’atmosfera e vivere in Trentino è da questo punto di vista uno stimolo continuo. La natura è fondamentale per la mia pittura, offre molti spunti a chi sa osservarla con curiosità.
Il titolo "Passaggi" è inteso come mutamento, trasformazione da una visione reale, fotografica della natura a una visione soggettiva interpretata su ispirazione dettata da essa. È come se la natura offrisse lo spunto per lasciarsi modificare.

 

Una cosa è valersi della foto solo per il suo potere raffigurativo, altro è saper utilizzarlo insieme alla pittura senza che trai due mezzi vi sia discordanza e opposizione. Come riesce ad integrare tra loro i due linguaggi?

Sono sempre stato appassionato di fotografia.
La fotografia ferma un istante un momento particolare e lo rende immortale, non mutabile. I colori, l’atmosfera, i riflessi si fermano dentro quello scatto per sempre.
Le opere che creo assemblando foto e pittura sono l’unione dell’aspetto statico con un aspetto dinamico e libero ad interpretazioni. È proprio la discordanza tra i due linguaggi a stimolare la mia ricerca in un percorso che non ha un punto di arrivo ma ogni tappa è una scoperta, una scommessa con me stesso.

 

Nelle sue opere dedicate ai castelli trentini lei recupera la tradizione, la storia, la poesia. Da quali suggestioni nascono? come coniuga la realtà con un universale artistico al di fuori dello spazio-tempo convenzionale?

I castelli sono una presenza importante per il Trentino. Non sono solo manufatti di interesse architettonico ma personalmente evocano in me un fascino particolare, sono carichi di storia. A volte sembra di sentire i rumori delle vicende che vi accadevano, le voci dei nobili, della servitù. Ecco che allora nei miei quadri ho voluto rappresentare quello che sentivo, oltre a quello che vedevo. Una visione tradizionale che si trasforma in qualcosa di diverso, l’aspetto figurativo, sempre presente, si mescola ai testi, alle parole che sento-vedo fuoriuscire dal castello. L’atmosfera, l’ambiente circostante cambia, plasmato dalla mia fantasia.

 

Nella volontà di una comunicazione diretta che tocca intimamente ed emotivamente l'osservare lei opera attivamente nel sociale utilizzando l'arte come strumento di lotta contro le ingiustizie. Quali scontri e quali soddisfazioni ha avuto in questo suo impegno? A quali rassegne ed eventi ha partecipato?

Nelle vignette cerco di sintetizzare aspetti che riguardano la guerra, l’inquinamento, la disparità tra Nord e Sud del mondo usando diverse tecniche. Ogni qualvolta un qualche aspetto sociale mi colpisce provo a tradurlo in disegno e piano piano ne ho realizzati diversi, su svariati argomenti.
Ho avuto molte soddisfazioni ed apprezzamenti nei vari concorsi a cui ho partecipato. Al concorso nazionale di fumetto "stop alla bomba con un balloon" indetto dal Comune di Genova ho vinto con la vignetta "parole, parole…". Con la vignetta "divieto di pace" sona stato selezionato per la manifestazione "200 artisti per la pace" a Trapani.
La vignetta "strettoia" è stata pubblicata dal mensile "Panda" del WWF, ed altre sono state inserite in diversi siti.
Inoltre, per alcuni anni, ho stampato un calendario nel quale ho raccolto alcune vignette e quello del 1998, su interesse di una casa editrice trentina, è stato esposto alla fiera del libro di Torino.



Quale il messaggio che vorrebbe lasciare ai giovani in questo mondo stordito e confuso ma pur sempre ricco di meraviglie?

Sinceramente vorrei vedere nei giovani la libertà di essere se stessi, artisti nel proprio comportamento, ma vedo che spesso seguono determinati schemi prefissati, vittime della pubblicità e dell’omologazione. Una maggiore fiducia nelle qualità individuali penso sia la strada giusta per evitare un appiattimento generale.


L'ADIGE, 2-9-2002

Da ieri a Vigo di Ton immagini del pittore: suggestioni nel verde
I passaggi naturali di Marcolla

TRENTO - La nuova sala espositiva in via Castel Thun, a Vigo di Ton, inaugura con la mostra personale di Tomaso Marcolla. Marcolla intitola il suo lavoro "Passaggi naturali". Sono una serie di tavole realizzate con tecnica mista. La pittura si deposita sulla fotografia per afferrare le suggestioni della realtà e trasferirle in una dimensione spesso evanescente. Come lo stesso autore afferma: "dal soggetto reale, nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione della realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione soggettiva".
Il legame dell'artista con la natura diventa esplicito fino a diventare protagonista di ogni sua forma espressiva. È la nuova fase creativa di Marcolla, che in precedenza si era dedicato alla grafica (con ottimi risultati anche nel campo dell'illustrazione) ed ai paesaggi. La sua serie sui castelli trentini, infatti, rimane nella memoria di chi l´abbia vista esposta.
Da alcuni anni Marcolla si è tuffato invece nella natura, con acquerelli molto interessanti e con un percorso di indagine molto raffinato.

Sala esposizioni "Apicoltura Via Castel Thun" - da ieri al 27 settembre 2002. Orario: 9.30 - 12.30 / 14.30 - 17.30 dal lunedì al venerdì


TRENTINO, 31-8-02

Marcolla-Marzatico i due «romantici»

Due artisti in mostra, due modi di operare differenti seppur all'interno di una concezione romantica della natura e dei suoi prodotti: l'uomo.

Tomaso Marcolla, valente acquerellista di paesaggi umani e naturali, dai castelli alle scenografie alpine, questa volta ha deciso di avventurarsi in un territorio nuovo: l'uso dell'acrilico e delle tecniche miste, utilizzando la fotografia come elemento di partenza. A dir la verità alcune opere di questo nuovo ciclo sono state ammirate lo scorso anno a Denno e quest'anno alla Biennale di Ferrara. Ora Tomaso Marcolla presenta un notevole corpus di lavori in modo da poter apprezzare sia l'opera finita che l'iter per arrivare alla sua formazione. Infatti l'artista, partendo da un dato reale, un particolare fotografato e stampato, lo rielabora arrivando perfino a stravolgerne il significato, altre volte il senso. In questo modo l'artista si è allontanato dal suo modo operandi precedente, trovando una sua peculiare operatività legata strettamente ad una ricerca fatta di manipolazione e reinterpretazione. È un continuo bricolage di tecniche e di approcci al visibile. La realtà, perdendo i connotati di riconoscibilità, si offre come curioso crogiuolo di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione soggettiva. Chiaro il legame dell'artista con la natura, con i luoghi in cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il suo operare e sentire, dove l'elemento natura è presente in ogni forma espressiva.
Fiorenzo Degasperi


L'ADIGE, 21-3-2002

La pittura e l'acquarello, come base di partenza la fotografia, indagine della natura
Marcolla alla Biennale di Ferrara

Inaugura il 23 marzo al Castello Estense di Ferrara la Biennale Internazionale d'Arte Contemporanea. Tra gli invitati è presente anche l'artista trentino Tomaso Marcolla. Nato a Mezzolombardo nel 1964, Tomaso Marcolla è essenzialmente pittore. Con tecniche pittoriche miste e utilizzando la fotografia, come punto di partenza, racconta un percorso figurativo per tradurre la narrazione del paesaggio. Le sue composizioni che afferrano la consistenza di un dato reale, di un particolare fotografato e stampato, si risolvono in una pittura ricca di gesti e di segni. Le immagini sono quelle del mondo vegetale, foglie, rami, arbusti, divenuti pretesto per creare un mondo soggettivo, traduzione di una esperienza personale. La fotografia è dunque estensione di un dato concreto elaborato attraverso la ricercata libertà formale della pittura, in un inesauribile gioco percettivo di rimandi. L'immagine manipolata permette una vera e propria stratificazione spazio-temporale.
Tomaso Marcolla racconta del proprio percorso:«Tutti i miei esperimenti con la fotografia mi hanno insegnato moltissimo, non importa se siano o no arte. Hanno reso i miei quadri diversi, mi hanno dato una diversa idea dello spazio».
Dopo la fortunata serie di dipinti - in acrilico - sui castelli del Trentino, Marcolla ha poi esplorato il mondo della natura con i «cespugli», quasi astrazioni vegetali, dedicandosi all'acquarello.


L'ADIGE, 26-6-2001

l'Appuntamento
Denno: i passaggi naturali di Tomaso Marcolla

Nell'ambito delle celebrazioni del centenario della sua nascita, la Cassa rurale Bassa Anaunia, in collaborazione con il Circolo culturale di Denno, presenta la mostra personale dell'artista Tomaso Marcolla "Passaggi naturali". L'esposizione si terrà presso la chiesa di S. Pietro, un piccolo gioiello del X secolo che gli antichi affreschi dei Baschenis rendono magico. L'artista espone una serie di tavole con l'uso di tecniche miste utilizzando la fotografia come elemento di partenza. Dal soggetto reale, nitido, la libertà del colore crea un passaggio, una trasformazione della realtà, diventando una curiosa mescolanza di forme e colori. Elemento emergente è l'inquietudine del bosco, la natura nei suoi molteplici colori, il movimento creato da linee infinite che riprendono il reale per portare l'immagine verso una dimensione soggettiva. È chiaro il legame dell'artista con la natura, con i luoghi in cui vive, ricchi di elementi interpretativi per il suo operare e sentire, dove l'elemento natura è presente in ogni sua forma espressiva. Oggi alle ore 20 l'inaugurazione a Denno, Chiesa di S. Pietro. Per informazioni: Tel. 0461/655930 - 0335/6844432. La mostra rimarrà aperta fino al 26 luglio con orario: 20.00 23.00. La domenica: 10.00 12.00 - 20.00 23.00.


IL REALISMO LIRICO NELL’ ARTE DI TOMASO MARCOLLA

Frutti maturi in verdi cespugli, sontuosi castelli su irti colli, immensi paesaggi, in fresche vallate, costituiscono l’ambito pittorico di Tomaso Marcolla. La sua è un’arte fine, pregiata, eccelsa, di impareggiabile dolcezza, di rara bellezza e d’inestimabile valore artistico. Egli prende le mosse dai grandi maestri del passato, la tecnica dagli assidui studi del presente e lo spunto dalla natura incontaminata di angoli paradisiaci, lasciati ancora intatti dalla falcidia dei tempi moderni.

Partendo dalla realtà effettuale, egli eleva le sensazioni visive in voli pindarici e trasforma il finito in infinito, l’invisibile in figure leggiadre ed il reale in immagini seducenti.

In un’epoca, in cui la pittura abbandona il figurativo, per una incontrollata corsa all’astrattismo, al di là di ogni canone, regola, disciplina, nell’assoluta libertà dell’artista, c’è da apprezzare chi, come lui, si dedica ancora all’alchimia dei colori, trasmettendo al soggetto le proprie emozioni e trasferendole direttamente al fruitore. Tomaso Marcolla dà voce alle myricae della terra, alle grandezze del passato ed alle speranze del futuro.

Superando ostacoli, spezzando catene, abbattendo limiti, egli va all’anima dell’oggetto, ne ascolta i palpiti, ne evidenzia la sostanza e ne personalizza l’aspetto esteriore con forme suadenti, segni allettanti e colori vibranti di una luce spirituale Le sue belle creazioni sono fantasie poetiche, con l’apporto della sua ricca, variegata, geniale spiritualità. Mentre gli altri pittori evadono da questo mondo assurdo, rifugiandosi nella corrente informale, Tomaso Marcolla si aggira in quel di Trento, ritraendo dal vero l’Alto Adige e dintorni. Egli lotta continuamente contro le umane ingiustizie, l’effetto serra e l’inquinamento globale; ma lo fa alla sua maniera, con l’inimitabile magia del suo pennello. Se poi s’imbatte in rovine crollanti, mura cadenti ed alberi morenti, egli li vivifica con il potente alito della sua ispirazione artistica. Il suo aggiornato sito internet: http://www.marcolla.it è meta abituale di surfisti e navigatori web, costituiti in un club di ammiratori. Essi affollano la sua galleria virtuale, seguendo il filo d’Arianna della poesia, per non naufragare nel mare a volte calmo, a volte tempestoso della sua arte senza fine. Il suo realismo lirico non cede alle lusinghe del disimpegno, ma affronta temi attuali con piglio vivace e sano ottimismo.

Tra oli, acquerelli e tecniche miste, si incontrano anche disegni di briose vignette, suggestive insegne ed innovativi marchi, realizzati con consumata perizia ed avanzata tecnica; ma questa è tutt’altra cosa, che merita un specifica trattazione a parte Solo Gianni Latronico è riuscito a ricavare arte da arte. Egli le ha coniugate entrambe, nella sua alata poesia visiva, seguendo i flussi e riflussi della sua coscienza, secondo l’assioma: ut pictura poesis.
Myriam Alex - 31 ottobre 2000


La pittura di Tomaso Marcolla

Invitanti e graziosi, delicati e succosi, vellutati e preziosi occhieggiano i frutti maturi, ovali o tondeggianti, dall’alto fogliame dei folti cespugli. Piante sempre schiette, boschi sempre fitti, prati sempre in fiore, non ancora sfiorati da piede umano. Essi verdeggiano, in un’eterna primavera, senza foglie morte, rami secchi, alberi sradicati. Gli incendi dolosi, l’effetto serra, l’inquinamento di acqua, suolo, aria non li sfiora né li tange. Freschi spiazzi erbosi invitano il fruitore ad accedere a questo giardino incantato, per vivere a contatto con una natura innocente ed incontaminata. Egli però vi deve entrare in punta di piedi, per non destare gnomi, elfi e spiritelli vari, incontrastati custodi della malia del comune rustico di Tomaso Marcolla. Qui, non c’è ombra di male occulto, calcolo meschino, tarlo roditore; ma, inerpicandosi su per i monti, è facile imbattersi in ponti levatoi. Alzando gli occhi al cielo, si possono scorgere ali di castelli a cuspide, torri merlate e finestre bifore. Nel mondo di Tomaso Marcolla, l’invisibile, l’arcano, il mistero sono di casa sia nei cespugli, che nei paesaggi, ma soprattutto nei castelli. In questa Arcadia, Titiro suona lo zufolo, per addolcire gli uomini, allietare le donzelle ed ammansire gli animali. Vi si aggira la leggiadra figura della castellana Eulalia Torricelli da Forlì, dagli occhi belli e dallo sguardo allettante.

Tra il sogno e la realtà
Qui, il tempo si è fermato all’età dell’oro, in un angolo di paradiso, senza fiori del male. L’Eden dei progenitori sembra essere sceso dal cielo in terra, per mostrare i prodotti del bene, prima del peccato originale.

Eppure il nostro pittore tanto ingenuo non è, per essere passato sotto le forche caudine dei marchi e della Guernica di Picasso.

Nel suo animo sensibile, Tomaso Marcolla ha macinato la sofferenza dell’incomprensione, lottando contro la disparità tra nord e sud, uomo e donna, contro ogni discriminazione. A cospetto dell’umanità offesa, della terra vilipesa e della natura oltraggiata, egli ha deciso di ricorrere all’arma della seduzione, rifugiandosi nel sogno dell’arte, dove tutto è schietto, sano, genuino. Addio giochi di potere, falso progresso, vanità terrene. Benvenuto, girasole: simbolo di purezza, calore e gioia di vivere!

Nella pittura di Tomaso Marcolla, tutto è puro per chi è puro, in un caleidoscopio cromatico, basato sui colori primari, in tutte le loro sfumature. La dura materia, inaccettabile nella realtà, viene elevata nel realismo lirico di forme suadenti, colori splendenti e segni sognanti. Dal Calvario, di questa misera valle di lacrime, Tomaso Marcolla ascende al Tabor della fantasia, nella catarsi superiore dell’arte sublime, compiendo il miracolo della metamorfosi della materia in spirito, del reale in ideale, del brutto in bello.
I quadri di Tomaso Marcolla sono tutti autoritratti, che raccontano la sua storia, con le sue pene ed i suoi piaceri. Ad essi aderiscono i miei versi sciolti, a volte sfiorandoli appena, a volte descrivendoli interamente, ma sempre apprezzandoli profondamente. Le sue dolci immagini e le mie poesie visive nascono entrambe dal profondo del cuore, traggono ispirazione dalla Natura, seguendo una intima melodia. La loro arte aiuta a vivere, regalando ai fruitori ed a se stessi una perfetta letizia.
Gianni Latronico - 13 settembre 2000


L'ADIGE, 30-7-2000

L’artista di Vigo di Ton "espone" le sue opere anche attraverso Internet
Tomaso Marcolla, pittore on-line

VIGO DI TON – L’utilizzo di Internet offre enormi potenzialità poiché mette in contatto fra loro milioni di persone, riuscendo ad eliminare qualsiasi distanza geografica. Società, enti ed istituzioni attraverso Internet riescono a comunicare e soprattutto a farsi conoscere, offrendo svariati servizi.

Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton, è un pittore che attraverso la rete si prefigge di presentare le sue opere e di comunicare con altri artisti in modo da poter confrontare esperienze artistiche e tecniche pittoriche. La nascita del sito di Marcolla (www.marcolla.it) risale al 1997, in un momento nel quale l’utilizzo della rete era poco diffuso e ristretto solo agli ambienti universitari o al massimo alle biblioteche.

"La classica mostra è visitata prevalentemente dagli addetti ai lavori e dagli appassionati. Attraverso il computer invece le mie opere possono essere apprezzate anche da coloro che non sono mai andati ad una mostra – spiega Marcolla – Mi è capitato di incontrare durante le mie esposizioni visitatori che precedentemente avevano visto i miei lavori a casa". All’interno del sito è possibile ammirare le sue opere, divise e catalogate in sezioni tematiche e sapere in anteprima il calendario delle mostre in programma.

"La rete offre enormi potenzialità e sono attento nel valutare tutte le possibilità che potrebbero derivare da essa. Siamo solo all’inizio di un processo di trasformazione della nostra società e sarebbe assurdo non cogliere le nuove opportunità" sostiene Marcolla senza tanti sotterfugi.

Il lavoro dell’artista denota che, con la diffusione di Internet, nessun campo, nemmeno quello artistico, è immune dall’informatizzazione. Questo comporta un processo di trasformazione che per molti può diventare traumatico se non addirittura letale.
Antonio Longo


ECO D'ARTE MODERNA, dicembre 1999

Premio Italia '99 - Pittura

Poesia e ricerca del colore in Tomaso Marcolla

Marcolla è un artista dalle evidenti doti naturali; il suo percorso, iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli trentini, alle sfumature degli acquerelli. (...) È degli anni 1996 e ‘97 la produzione di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di colore, dove la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda. Ecco dunque il surreale Castello Monfort precipitare in abissi fiammeggianti. Ecco il Castel Thun carico della sua storia scolpita in graffiti che piovono sulle mura, in un paesaggio innevato quasi naif. Marcolla è cosciente del pericolo: la "bella cartolina" è sempre in agguato, e quindi è il linguaggio del colore e della materia a farla da padrone, reinventando la storia e sovvertendola. In questa fase sono evidenti le influenze recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori primari, pennellate aggressive.

Ben diversa la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e della sfida il suo motivo.
Gigi Zoppello

Tomaso Marcolla risiede a Vigo di Ton (Trento). Ha lavorato come grafico e art director e, alla Provincia di Trento, segue la realizzazione di pubblicazioni. Ha esposto in collettive e allestito personali a Parigi (1992), Trento ('95) e castel Toblino ('98). È stato selezionato per l'esposizione al MART - Museo d'Arte Moderna di Trento e Rovereto - nell'ambito del concorso di idee per "Arte Sella '98".


L'ADIGE, 31-8-1999

I cespugli di Marcolla

Si tiene fino al 30 settembre nella sala del ristorante "Fior di Roccia" a Lon di Vezzano (Trento), la mostra di acquerelli del pittore Tomaso Marcolla. Sono esposte venti opere della serie intitolata "cespugli", alcune delle quali erano state presentate in anteprima a Castel Toblino nel mese di aprile. Dopo il successo ottenuto con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino del 1998, Tomaso Marcolla propone acquerelli che nascono dopo uno studio ed una osservazione attenta della natura nelle sue cose minori, negli aspetti meno "eclatanti" ma non meno degni di attenzione. È quasi una sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni, quasi banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve conservare la capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi che i cespugli, le bacche, le foglie diventano protagonisti degli acquerelli.


TRENTINO MESE, aprile '99

Castel Toblino
Acquerelli di Marcolla

Dopo il successo ottenuto con la mostra sui paesaggi e sui castelli del Trentino del 1998, Tomaso Marcolla propone, nella medesima sede di Castel Toblino, una mostra delle opere più recenti realizzate ad acquerello.

Acquerelli che nascono dopo uno studio ed una osservazione attenta della natura nelle sue cose minori, negli aspetti meno "eclatanti" ma non meno degni di attenzione.

È quasi una sfida il porsi come obiettivo (il ritrarre) soggetti molto comuni, quasi banali, ma questo viene fatto con la convinzione che si deve conservare la capacità di meravigliarsi delle piccole cose. Ecco quindi che i cespugli, le bacche, le foglie diventano protagonisti degli acquerelli, visti nei loro particolari più nascosti, come se la volontà fosse quella di addentrarsi all'interno, di curiosare tra i rami, tra le foglie secche.

Marcolla però non vuole gareggiare con la natura, non vuole emularla alla maniera del realismo. Le pennellate dei suoi acquerelli, l'attenzione ai riflessi di luce sono il tributo dell'artista alla natura, il tentativo di recuperare i sentimenti e le impressioni che essa suscita nelle sue atmosfere e nei soggetti più semplici.

Alla via dell'iper-realismo oppone piuttosto una partecipazione emotiva alla natura.

La sua pittura è giocata tutta sulle trasparenze dei colori, tono su tono a velature successive concentrando l'attenzione in piccole zone del soggetto.

Saranno esposte circa trenta opere realizzate ad acquerello.


L'ADIGE, 20-12-1998

A Mezzolombardo
I misteri dei castelli nei dipinti di Marcolla

Mezzolombardo - Rimarrà aperta fino al 31 dicembre la personale di Tomaso Marcolla allestita presso la sala mostre del municipio di Mezzolombardo. Una mostra tematica che ha come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave fantastica dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici.

Opere che hanno già procurato al giovane artista originario di Vigo di Ton numerosi riconoscimenti a livello nazionale. Con il castello di Avio infatti ha vinto il premio per la grafica alla mostra di Grazzano Visconti, mentre il quadro di Castel Thun gli ha procurato l'XI premio Italia per le arti visive. Nel suo carnet di giovane artista ci sono altri importanti riconoscimenti, quali il premio "200 artisti per la pace" di Trapani. Le opere esposte a Mezzolombardo sono realizzate ad olio su tela e su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo) con le figure misteriose degli antichi manieri avvolte in una dimensione spazio-tempo quasi irreale, fondendosi armonicamente ai testi che le descrivono. Ne esce un'immagine che, partendo dalla visione tradizionale, si trasforma in qualcosa di diverso e quasi per magia carica il paesaggio di seduzioni e suggestioni. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni, ad esclusione dei giorni di Natale e Santo Stefano, con orario 8.30 12.30 e 14-18.
Vittorio Nardon


ALTO ADIGE, 15-12-1998

In mostra le opere di Tomaso Marcolla
Castelli della fantasia

"I castelli dipinti" è il titolo della personale del pittore e grafico Tomaso Marcolla aperta da oggi al 31 dicembre nel Municipio di Mezzolombardo. Le venti opere esposte, realizzate ad olio e tecniche miste, hanno come oggetto i castelli del Trentino, rivisitati in chiave fantastica, dove l'immagine si mescola ai testi grafico-pittorici. La mostra, organizzata dall'assessorato alla cultura, è aperta tutti i giorni con orario 8.30-12.30 e 14-18.

Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton, con le sue opere grafiche sui castelli del Trentino ha riscosso notevole successo a livello nazionale: dalla mostra di Grazzano Visconti (Piacenza), premio per la grafica con il castello di Sabbionara di Avio, al premio Italia per le arti visive, premiato per il quadro di Castel Thun, al premio Oscar per le atri visive con il quadro di castel Toblino, al premio "Fiorino d'oro" del Comune di Firenze selezionato con il quadro di Castel Caldes.

Le opere di Marcolla sono realizzate ad olio su tela e su carta con tecniche miste: acquerello, china e spruzzo. Secondo i critici, i suoi dipinti sono ricchi di figurativismo, che viene avvolto in uno spazio-tempo quasi irreale, dove l'immagine si mescola ai testi. Una visione tradizionale che si trasforma progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo.


NOS MAGAZINE, maggio '98

Il personaggio
Tomaso Marcolla

Trovarsi a tu per tu con un artista che non si conosce nel suo "regno", uno studio al piano terra tappezzato di acquerelli, disegni a matita e a biro, quadri realizzati con l'uso di più tecniche insieme, solitamente mette un po' in imbarazzo. Si parte spesso dal presupposto (chissà perché) che una persona che riesce a dare una sua interpretazione della realtà mediata non dalla razionalità ma dall'istinto artistico sia una persona un po' particolare, magari con i capelli arruffati, la barba incolta, un abbigliamento stravagante. Ed invece, puntualmente, questa aspettativa viene smentita, come è successo alla sottoscritta nell'intervista al personaggio di questo mese, Tomaso Marcolla, ragazzo semplice, tranquillo, per nulla appariscente.

La prima domanda, che sorge spontanea di fronte ad uno sconosciuto, è rivolta a conoscere le origini della sua passione per l'arte.

"Fin da bambino, - spiega Tomaso, - ho avvertito il desiderio di disegnare. Così mi sono iscritto all'istituto d'Arte di Trento, dove mi sono specializzato nella lavorazione dei metalli. Finita la scuola, ho abbandonato i metalli: mi ispiravano di più la pittura ed il disegno e così mi sono ritrovato a fare il grafico pubblicitario, prima in un'azienda di Trento, poi in Provincia."

Come si coniuga l'attività di grafico con quella di artista?

"Il grafico e l'artista hanno come punto in comune la padronanza della tecnica che si acquisisce in primo luogo a scuola. È più facile fare l'artista, perché fai quello che vuoi, quello che ti piace, mentre il grafico deve accontentare un cliente che ha certe esigenze".

Qual'è il processo per la creazione di uno slogan, di un'etichetta, di una pubblicità?

"Per prima cosa bisogna guardarsi un po' in giro per vedere cosa c'è riguardo a quello che si deve realizzare, ad esempio un'etichetta. Poi si pensa a qualcosa di nuovo, di originale, documentandosi e prendendo spunti da fotografie, libri, pubblicazioni. Infine si fanno le prove su carta o su computer. Di solito in un paio di settimane si riesce a fare un buon lavoro".

Come hai conciliato e concili il tuo lavoro in Provincia con l'arte?

"Fino a qualche anno fa, nei ritagli di tempo libero, mi divertivo a dipingere, fare degli schizzi a biro o a matita. Poi ho iniziato ad esporre le mie opere non solo in valle di Non, ma anche a Parigi, ove sono stato ospitato per un mese esponendo presso una banca del centro. Ad un certo punto, nel 1996, ho deciso di partecipare ad un concorso. Sono rimasto soddisfatto e da allora ho partecipato ad una quindicina di rassegne e concorsi a livello italiano, ottenendo dei riconoscimenti che non mi aspettavo. I concorsi sono un modo per metterti in confronto con gli altri, per conoscere altre persone che hanno la tua stessa passione per l'arte. E poi, non lo nego, se vedi che le tue opere vengono apprezzate diventi anche ambizioso".

Veniamo all'oggi. In questi giorni stai esponendo i tuoi acquerelli nella splendida cornice di Castel Toblino. Che effetto ti fa vedere tutta questa attenzione attorno a te?

"Quando mi hanno proposto questa mostra in una sala del castello, non volevo crederci. Dà molta soddisfazione vedere che la gente comincia a conoscermi e ad apprezzarmi non solo in Valle di Non. A Castel Toblino ho portato il risultato della mia attuale ispirazione, che sono in particolare i castelli o i paesaggi realizzati con la tecnica dell'acquerello: questa ambientazione è davvero il massimo per il mio esordio con questa tecnica".

Identikit

Nato a Mezzolombardo ma residente da sempre a Vigo di Ton, Tomaso Marcolla è un artista relativamente "giovane" non solo per quanto riguarda l'età, ma soprattutto per quanto concerne la sua attività di pittore.

Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte a Trento specializzandosi nella lavorazione dei metalli, infatti, Tomaso si affaccia nel mondo della grafica ed inizia a lavorare presso un'agenzia pubblicitaria come art director, lasciando un po' da parte la sua passione per la pittura. Da qualche anno è dipendente della Provincia e si occupa del trattamento grafico delle immagini pubblicitarie e dello studio degli aspetti grafici di pubblicazioni e stampati. Nel tempo libero Tomaso ha mantenuto sempre viva la sua vena artistica realizzando numerosi disegni a china, a matita, a pastello, che sono stati esposti in alcune mostre locali tra le quali ricordiamo nel 1986 Mezzolombardo, Ton e Parigi nel 1992, Trento, Smarano e Cavareno nel 1995.

La consacrazione di Marcolla come artista a livello italiano si concretizza solo nel 1996, quando Tomaso decide di buttarsi ed inizia a partecipare, con grande successo, a numerosi concorsi e rassegne in tutta Italia. Tra i più significativi riconoscimenti ricevuti negli ultimi due anni vanno ricordati nel 1996 il terzo premio nella sezione grafica al Concorso Internazionale "Città d'arte" di Grazzano Visconti (PC), il riconoscimento, sempre nella sezione grafica, ottenuto al XI Premio Italia per le arti visive indetto dal Comune di Borgoforte (MN), che gli ha permesso di essere inserito nel catalogo della rassegna con un'opera in acquerello e china raffigurante Castel Thun, la selezione tra i dieci finalisti al Concorso nazionale giovani autori di fumetto a Genova "Stop alla bomba con un baloon", la selezione alla XXI edizione del Premio Val di Sole nel Concorso di Arte espressiva, la pubblicazione in catalogo al Premio "Fiorino d'Oro" a Firenze. Nel 1997 Tomaso Marcolla ha ottenuto un particolare riconoscimento nel concorso "200 artisti per la pace" a Trapani, che gli ha permesso di essere ospite, per due settimane, presso la città siciliana per frequentare dei corsi di fotografia, pittura ed arte. Sempre nel corso del '97, Marcolla è stato selezionato al concorso del libro illustrato che si è tenuto a Bolzano, ove è stato premiato sia per il testo che per le immagini di una favola su Castel Thun. Il riconoscimento più rilevante per l'artista noneso è stato il primo premio assoluto di acquerello al II Premio "Città d'arte" a Grazzano Visconti, ottenuto con un'opera realizzata su carta giapponese. La realizzazione di un calendario per il 1998 sul tema della pace, dell'inquinamento, delle differenze tra Nord e Sud del mondo, gli ha permesso di partecipare al X Salone del libro di Torino.
Elena Turrini


L’ADIGE, 16-4-98

Dopo una produzione di olii d'impronta surreale, "la svolta paesaggistica" e lo sguardo sulla storia locale

Marcolla, viaggio nei castelli trentini
Gli acquerelli del giovane artista noneso esposti a Castel Toblino

Tomaso Marcolla, un giovane artista della Val di Non, sembra aver fatto dei castelli trentini e del paesaggio della nostra terra il suo tema dominante. Prima, con una notevole serie di olii dedicata proprio a fortezze e manieri. Adesso con una produzione di acquerelli, esposta da sabato 11 fino a domenica 19 nei saloni di Castel Toblino.

Marcolla è un artista dalle evidenti doti naturali: il suo percorso, iniziato con la grafica, lo ha portato negli ultimi anni a confrontarsi con nuovi mezzi di espressione pittorica. Dal colore dirompente dell'olio sui castelli trentini, alle sfumature degli acquerelli. Un percorso che sembra confrontarsi con la tradizione, nella ricerca di moduli nuovi e nuove conferme, che potrà riservarci ancora molte positive sorprese. Diplomato all'istituto d'arte come grafico e art director, è socio dell'Associazione italiana progettazione visiva, e dell'Istituto delle immagini tecnologiche di Padova, a testimonianza della sua attenzione anche agli aspetti più attuali del trattamento elettronico delle immagini. Ma come artista figurativo fa parte del gruppo di artisti "Ars '95": ha esposto in collettive, ed allestito personali a Parigi (nel 1992) e Trento (1995). Ricordiamo fra l'altro le sue partecipazioni alla Mostra mercato d'arte contemporanea di Vicenza, ed al recente Salone del libro di Torino.

Marcolla è noto ai più come disegnatore: le sue tavole, diventate famose nei vari concorsi nazionali di satira ed umorismo, avevano già il pregevole tratto dell'opera d'arte. China e matita usate con sapienza, al servizio di una mano felice, che si coniugava con un umorismo amaro e intelligente. Quelle tavole hanno raccolto successi in tutto il mondo, con riconoscimenti in ormai innumerevoli concorsi. Però Marcolla non si è accontentato. E dalla grafica è passato alla sfida con il colore. Una sfida vinta con convinzione e di slancio. È infatti degli anni 1996 e '97 la produzione di una serie dedicata ai castelli: olio su tela, fiammate di colore, dove la vena iconoclasta lascia spazio a una poesia più profonda. Ecco dunque il surreale Castello Monfort precipitare in abissi fiammeggianti. Ecco il Castel Thun carico della sua storia scolpita in graffiti che piovono sulle mura, in un paesaggio innevato quasi naif. Marcolla è cosciente del pericolo: la "bella cartolina" è sempre in agguato, e quindi è il linguaggio del colore e della materia a farla da padrone, reinventando la storia e sovvertendola. In questa fase sono evidenti le influenze recenti, da Schifano a Tapies. Quindi: colori primari, pennellate aggressive.

Ben diversa la "svolta paesaggistica" degli acquerelli in mostra a Castel Toblino. Quasi il tentativo, ancora una volta, di misurarsi con un ambito più tradizionale. Dipingendo castelli e paesaggi trentini non si può non fare i conti con la storia, da Durer in poi. E Marcolla sembra superare bene anche la prova della misura e della delicatezza necessarie alla tecnica. Anche qui l'artista trova nella luce la sua forza, e le sue opere ad acquerello sono un'altra conferma del suo talento. Un talento che si rimette sempre in discussione, come è giusto per chi fa della ricerca e della sfida il suo motivo. Ottimi alcuni lavori degli anni scorsi: un piccolo formato sul castello di Rovereto, una Rocca di Riva. Più prevedibili i grandi formati. Ma la mano c'è, e si vede.
Gigi Zoppello


TRENTINO MESE, aprile '98

Castel Toblino: dall'11 al 19 aprile
I castelli e le emozioni di Tomaso Marcolla

Nelle prestigiose sale di Castel Toblino, considerato il castello più romantico del Trentino, sarà allestita una mostra personale del pittore-grafico Tomaso Marcolla.

Il luogo ben si presta ad accogliere una mostra di questo tipo; le opere, infatti, offrono un'ampia panoramica dei castelli del Trentino e di alcuni paesaggi, dipinti negli ultimi tre anni.

Saranno esposte circa quaranta opere realizzate ad acquerello.

Il suo percorso artistico è un susseguirsi di proposte diverse; dopo l'esperienza grafica dei "calendari", e sull'esperienza della scuola di paesaggio di Ettore Maiotti, ecco questa mostra che propone dei soggetti cari agli impressionisti, i paesaggi eseguiti "en plein air".

Le opere di Marcolla, intento a ricreare attraverso le sfumature dei colori un paesaggio Trentino denso di toni naturali verdi, blu, si muovono in una direzione intimamente naturalistica caricando le proprie immagini di una tensione cromatica impressionista. Anche la stessa tecnica, con l'uso dei tre colori fondamentali (blu oltremare, giallo di cadmio e rosso carminio), ricorda la tecnica usata dagli impressionisti.

Tomaso Marcolla è un attento osservatore del mondo che lo circonda e in questo cerca l'atmosfera. Oggetto delle sue attenzioni, prima di ogni altro, sono i castelli del Trentino, colmi di storia e di vita, immersi in atmosfere palpabili dalle quali emergono masse imponenti di edifici, costruzioni mai severe ma di rara bellezza per la quiete che li pervade. Le pennellate calde costruiscono le immagini sfumate, in panorami che rapiscono. La tecnica dell'acquerello li rende diafani come carta velina, eppure così presenti nei colori, nella luce, efficace modellatrice come in una scultura.

Marcolla cerca di raccontare con voce tranquilla quanto della realtà non vediamo veramente. Ecco, attraverso l'acquerello trova il modo del tutto spoglio di eloquenza e di enfasi per riportare nei nostri occhi ciò che ormai guardiamo senza vedere o almeno quello che abbiamo disimparato a vedere. Non sono inquadrature particolari ma immagini che vediamo tutti i giorni, quasi cartoline di luoghi familiari.


ALTO ADIGE, 11-06-97

Tomaso Marcolla il grafico pacifista

Selezionato ad un concorso a Trapani

LA TERRA? Un pianeta sul quale la colomba della pace ha divieto di passaggio. Con questo disegno Tomaso Marcolla, 32 anni, di Vigo di Ton, un lavoro presso il Servizio foreste della Provincia ed una gran passione per la grafica e la pittura (ha fatto anche il grafico pubblicitario) si è guadagnato la partecipazione ad un seminario di formazione che si terrà a Trapani dal 20 al 30 giugno prossimi e dove 200 ragazzi provenienti da tutta Italia ed anche dalla Palestina e da Israele si ritroveranno per parlare e confrontarsi sul tema della pace.

Il concorso "Per un mondo aperto ad una società multirazziale e tollerante" al quale ha partecipato anche Tomaso Marcolla è stato lanciato dall'assessorato alle politiche culturali e giovanili del Comune di Trapani, città che, assieme a Trento ed a tante altre, fa parte del circuito Gai (Giovani artisti italiani). La finalità della manifestazione è quella di sensibilizzare i giovani alla tolleranza per il diverso e di indirizzarli ad un costante impegno per il mantenimento della pace, promuovendo e valorizzando anche le loro capacità artistiche attraverso il confronto con i grandi maestri dell'arte in un clima di amicizia.

Il concorso era aperto alle diverse espressioni artistiche, dalla musica alla fotografia, dalla grafica alla danza, dalla poesia alla prosa. Tomaso Marcolla, che si è diplomato all'Istituto d'arte Vittoria, vi ha partecipato per la sezione di grafica ma anche a quella di fotografia, per la quale è pure stato selezionato con una foto in bianco e nero del ghiacciaio del Mandrone.

Marcolla, del resto, non è da ieri che si cimenta con questi temi. Suo è un particolare calendario, ormai diventato un cult, i cui disegni sono ispirati a temi quali la guerra, l'inquinamento, la disparità tra Nord e Sud del mondo. E proprio dal calendario di quest'anno il giovane disegnatore di Vigo di Ton ha tratto il disegno che gli è valso la selezione al concorso di Trapani.

Dello stesso calendario, per altro, fa parte anche un altro disegno con il quale Tomaso Marcolla ha questa volta vinto un concorso, quello indetto dal Comune di Genova ed intitolato "Stop alla bomba con un balloon". Numerose sono le mostre ed i concorsi ai quali Marcolla ha partecipato, in Italia ma anche all'estero (alcuni suoi quadri sono stati esposti in una banca a Parigi), con proprie opere.
Corrado Zanetti


TRENTINO MESE, aprile '97

Tomaso Marcolla a Vicenza

Tomaso Marcolla, artista trentino, è stato invitato dalla galleria New Art Promotion, ad esporre le sue opere alla fiera "Vicenza Arte 1997" 6^ mostra mercato d'arte contemporanea che si terrà dal 4 al 7 aprile.

"Vicenza Arte" si colloca di diritto tra le più importanti manifestazioni del suo genere. È un punto di incontro professionale dove è l'arte la vera protagonista dell'avvenimento fieristico e dove vengono proposti artisti selezionati, ricchi di un positivo bagaglio d'esperienza.

Alla Fiera saranno esposte alcune opere di Marcolla intitolate "Percorsi Cromatici" che fanno parte di un'ampia serie di studi sui molteplici effetti che si possono ottenere con l'acquerello. L'uso della tecnica a velature successive con la sperimentazione di supporti particolari come la carta giapponese, crea degli effetti molto particolari.


ALTO ADIGE, 23-01-97

365 giorni da pacifista

Il calendario-rarità di Tomaso Marcolla - Trecento copie andate a ruba.

CURIOSO: da notizia nasce notizia. Succede che il nostro giornale pubblica la storia di un tipografo di Trento che ha l'abitudine, ad ogni cambio d'anno, di regalare agli amici un calendario fatto "in casa". Ebbene, da quella notizia ne spunta un'altra: anche in Val di Non - a Vigo di Ton per la precisione - c'è chi, da un paio d'anni, produce in proprio un calendario nel quale raccoglie i suoi disegni che affrontano temi quali la guerra, l'inquinamento, la disparità tra nord e sud del mondo.

Il protagonista di questa notizia si chiama Tomaso Marcolla, ha 33 anni, si è diplomato all'Istituto d'Arte Vittoria, lavora nel campo della comunicazione e della grafica, è anche artista con al suo attivo numerose mostre ed esposizioni.

"Ho iniziato - racconta - con il calendario del 1996 stampato in duecento copie realizzate interamente a mie spese, che sono sparite entro breve tempo, destando anche la mia meraviglia per un successo inaspettato. Ho ricevuto delle richieste per il calendario del '96 quando eravamo ormai nel mese di dicembre".

E così, continua Marcolla, "vista l'esperienza dell'anno precedente ho realizzato anche il calendario per l'anno '97 stampato questa volta in trecento copie: la maggior parte le regalo ad amici e conoscenti e una parte viene venduta per coprire le spese". Non solo. Uno dei disegni del calendario '97 - quello del mese di luglio e agosto - ha vinto il concorso indetto dal Comune di Genova ed intitolato "stop alla bomba con un balloon".

Piace al cronista l'idea che fantasia e creatività - in questo caso unite ad un evidente impegno etico e civile - trovino spazio su un calendario, che è quanto di più durevole esista lungo il tragitto di un anno. Quei disegni che ci parlano di guerra e pace, di ricchi e poveri, stanno lì per un anno intero, in trecento case. A testimoniare che un calendario non è giocoforza costretto ad essere associato a donne e uomini nudi, tramonti finti, immagini ipertecnologiche. Ovvero: la fantasia non va al potere. Che almeno vada su un calendario.
Carlo Martinelli


TRENTINO MESE, dicembre '96

Tomaso Marcolla - Promesse d'arte

Notevole successo hanno riscosso a livello nazionale le opere grafiche sui castelli del Trentino di Tomaso Marcolla, di Vigo di Ton: dalla mostra di Grazzano Visconti (PC), premio per la grafica con il castello di Sabbionara di Avio, al premio Italia per le arti visive premiato per il quadro di castel Thun, al premio Oscar per le arti visive con il quadro di castel Toblino, al premio Fiorino d'oro del Comune di Firenze selezionato con il quadro di castel Caldes.

Le opere sono realizzate su carta con tecniche miste (acquerello, china, spruzzo), dove il figurativismo, sempre presente, viene stravolto ed avvolto in uno spazio-tempo quasi irreale dove l'immagine si mescola ai testi che raccontano di essa. Una visione tradizionale che si trasforma progressivamente in qualcosa di diverso, caricando il paesaggio di seduzioni e suggestioni mescolate al naturalismo dove riemergono contenuti remoti quasi dimenticati come se la storia volesse fuoriuscire da uno spazio angusto.

Tomaso Marcolla indaga il paesaggio per catturarne il "soprassenso" di realtà, l'accensione di curiosità che l'incontro può produrre nell'osservatore.

Ecco allora che la fredda, nitida oggettività della visione, si duplica in vero e proprio affondamento nel magma delle cose.

Ricordiamo anche la realizzazione di un calendario per l'anno 1997 dove sono raccolti 6 disegni realizzati a china e collage, che affrontano temi quali la guerra, la disparità tra nord e sud del mondo, l'inquinamento, a dimostrazione di una continua ricerca sollecitata dalle problematiche esistenziali dell'individuo nei suoi rapporti, a volte travagliati, con la natura e la società; ricerca che esalta la sua capacità di stimolare problematiche dai risvolti anche aspri e profondi in maniera visivamente sempre elegante e leggera.


POSTER, settembre '96

Senza barriere - parole, parole...

Nel maggio di quest’anno si è tenuto a Genova, a cura del Comune di Genova - Assessorato alle politiche giovanili - Circuito Giovani Artisti Italiani, il concorso a fumetti intitolato "Stop alla bomba con un balloon - ora e sempre". Al concorso, cui hanno partecipato 168 disegnatori, la giuria ha selezionato tra gli altri il fumetto di Tomaso Marcolla, giovane artista e disegnatore residente a Vigo di Ton, che ci è parso interessante per l’originalità con la quale affronta e sintetizza la tematica proposta.


L’ADIGE, 23-6-96

Mostra di Ars ‘95 a Caldaro - Artisti nonesi un successo in trasferta.

Positiva ed interessante trasferta in terra altoatesina di alcuni componenti del Gruppo artisti nonesi dell’Ars 95.

Si sono presentati in una interessante collettiva nella sala della Cassa di risparmio di Caldaro suscitando quel giusto interesse che ogni gruppo si aspetta nel debutto tra un pubblico nuovo.

Con il presidente Lancetti... anche Tomaso Marcolla che si esprime intelligentemente e piacevolmente in una indovinata serie "illustrata" sui manieri della Val di Non.
C. R.


L’ADIGE, 25-5-96

Stop al nucleare con i fumetti.

Tra le celebrazioni che quest’anno si sono svolte in numerose città d’Italia per il centenario del fumetto, spicca quella che si è tenuta a Genova nei giorni scorsi a cura dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune e che ha proposto a giovani autori (ma anche a più smaliziati e attempati cartoonist) la creazione di storie in bianco e nero trattando un tema dai "colori atomici".

La rassegna di Palazzo Ducale, denominata appunto "Stop alla bomba con un balloon" testimonia di come il fumetto continui a costituire uno dei più intriganti linguaggi di comunicazione soprattutto per le giovani generazioni.

Oltre centocinquanta gli elaborati giunti a destinazione da parte di giovani e giovanissimi artisti della matita. I migliori cartoon sono stati pubblicati in un grande catalogo in cui ritroviamo, e qui siamo al dunque, ben due autori trentini, Tomaso Marcolla con "Parole, parole..." e Umberto Rigotti con "Lacrima".


ALTO ADIGE, 25-5-95

Stranomondo a tratto e china.

Tomaso Marcolla è un giovane grafico trentino che pur dovendo per necessità di lavoro (è grafico pubblicitario) assimilare ed utilizzare le più aggiornate tecniche computerizzate per il trattamento delle immagini, la riproduzione e la stampa, ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte grafica in tutte le sue sfumature, sperimentando di volta in volta l’intero universo delle tecniche grafico-pittoriche.

Le sue opere grafiche sono in mostra fino al 2 giugno presso la sede del Cts - il Centro turistico studentesco - in via Cavour 21 a Trento. La mostra, realizzata in collaborazione con lo "Spazio aperto giovani" del Comune. Titolo: "Ma in che mondo siamo?". Una domanda che tutti noi dovremo porci - afferma Tomaso Marcolla - per aprire gli occhi e vedere come stiamo trattando l’unico "luogo" nel quale possiamo per ora vivere.

I temi che hanno ispirato Tomaso sono quelli dell’inquinamento, delle disparità nord-sud nel mondo, della guerra. Le tecniche grafiche utilizzate nelle opere esposte sono le più differenti: dal tratteggio, al collage, alla china acquerellata.
M. B.


L’ADIGE, 23-5-95

Artista di Vigo di Ton
Marcolla, la pittura che grida al mondo.

Presso il Centro turistico studentesco di via Cavour a Trento si è aperta una mostra grafica di Tomaso Marcolla. Il titolo emblematico "Ma in che mondo siamo?" propone una riflessione su temi di scottante attualità quali la disparità tra nord e sud del mondo, l’inquinamento e la guerra. Le opere su carta, realizzate con tecniche che vanno dal tratteggio al collage alla china acquerellata, ripercorrono i contrasti e le assurdità del nostro pianeta. Una mostra dunque che vuole essere un invito alla riflessione e suscitare nel visitatore delle sottili inquietudini per costringerlo ad aprire gli occhi su come stiamo trattando l’unico "luogo" nel quale possiamo vivere.

Il giovane autore, residente a Vigo di Ton, dopo aver conseguito il diploma di arte applicata ha sempre mantenuto viva la passione per l’arte in tutte le sue possibili sfumature.

A seconda del tema affrontato vi è una continua sperimentazione e ricerca di tecniche grafico-pittoriche, per una conoscenza a tuttotondo delle possibilità espressive.


ALTO ADIGE, 22-5-95

Il Centro turistico studentesco e lo Spazio aperto giovani del Comune, propongono la mostra "Ma in che mondo siamo" del grafico Tomaso Marcolla: Nato a Vigo di Ton, Marcolla si è diplomato all’istituto d’arte "Vittoria". I suoi lavori sono incentrati sui temi dell’inquinamento, della disparità tra nord e sud del mondo e sulla terra. La mostra rimarrà aperta fino al 4 giugno.


ALTO ADIGE, 14-8-92

...In concomitanza con le tre giornate di festa, sarà allestita una mostra grafica di due artisti, Tomaso Marcolla e Roberto Fonte.

Un "Tandem", quello dei due grafici che abbraccia tecniche artigianali di design e progettazione di grafica pubblicitaria di murales ed altro ancora.

"Pedalando assieme in sella ad un tandem - sostiene Tomaso Marcolla - si fa meno fatica, ci si fa compagnia, ci si dà ogni tanto il cambio, ma non ha importanza chi sta davanti. "Tandem" è il titolo della mostra perché comune è il nostro viaggio artistico che ci vede amici da lungo tempo."
V. N.